Il prof. Narciso era il direttore docente della scuola Guaricano Adentro.
Lino ha lavorato abbastanza insieme a lui, e anche con Miguel Gil.
In parrocchia ha lavorato un certo tempo con un coro dei giovani, in settimana facevano le prove e la domenica animavano la Messa.
Da prima dell’estate ha un tumore al fegato, e adesso sta proprio male. Sono stato a trovarlo oggi pomeriggio e sembra in fin di vita. Non parla, e dà l’idea di essere molto sofferente. Non si lamenta, ma si muove nel letto, non trova mai la posizione che gli possa risultare un po’ meno fastidiosa.
Ho accennato una domanda sull’Unzione dei Malati. Quando era sano avevamo parlato varie volte della fede, e lui si diceva cattolico, anche se poi non andava a Messa. Così, con molta naturalità, gli ho chiesto.
Lì ha iniziato a parlare: “No”. Pensando che non avesse capito, gli ho chiesto di nuovo, ha ripetuto di nuovo un no, ancora più chiaro.
In quel momento mi sono ricordato che lui mi diceva che sua moglie era diventata evangelica. Era lì, oggi pomeriggio, al suo fianco, la moglie. Non rendendomi conto, ho chiesto alla moglie se avevo capito bene: non mi ha risposto.
Poco a poco ho collegato. La freddezza di questa donna quando sono arrivato in casa, non mi aveva neanche guardato in faccia, ripensandoci adesso aveva la faccia di chi anzi era scocciato che fosse arrivato il prete.
Quel “no” di Narciso è stato una pugnalata per me. Liberissimo lui se vuole di diventare evangelico (anche se non ne sono ancora sicuro), ma perché ‘sti evangelici devono pensare che solo loro sono figli di Dio, solo loro si salvano, solo loro conoscono il Signore, e tutti gli altri vanno all’inferno?
Credevo che Narciso avesse chiaro che siamo figli di Dio anche i cattolici. Credevo. Il fondamentalismo, con le tremende certezze che annuncia, ha un fascino. Amaro.
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Il governo sta investendo molti soldi nelle classi di asilo infantile, praticamente un solo anno prima della prima elementare.
Tutti i momenti ci sono riunioni, convegni; il ministero distribuisce materiale per le classi dell’asilo, ci sono molte idee e indicazioni su come fare scuola a quell’età…
Però mi domando: e dopo?
In prima elementare il buio. La maggioranza delle scuole pubbliche non hanno banchi a sufficienza. le finestre sono in maggioranza sventrate. Non ci sono cattedre per i maestri. I professori hanno uno stipendio da fame.
La Repubblica Dominicana è il Paese delle Meraviglie, per molti aspetti. Per altri è il paese dei misteri!
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Ripassiamo davanti a Betania, dove le comunità di base stanno vivendo un pomeriggio di preghiera: è un bel gruppo, rivedo uomini e donne già notati per intensità di partecipazione all’inaugurazione della nuova cappella, è bella e intensa anche la preghiera.
Fuori dalla chiesa rivedo una vecchia che ho fotografato al mattino, mentre preparava il banchetto sul quale espone le sue piccole mercanzìe: un thermos di non so cosa, pochi sacchetti di caramelle, un paio di confezioni di biscotti, qualche banana in condizioni così così.
Impensabile dalle nostre parti, ma una volta di più mi chiedo se questa miseria non sia più umana della nostra civiltà: che ne sarebbe di questa povera vecchia se non potesse provare a vendere qualcosa?
Ripenso a lei più avanti, quando il giro di visite di suor Serafina ci porta dal ragazzo con la testa enorme.
Ho parlato di lui nel primo intervento fatto sul blog di don Paolo, il mio scritto di presentazione messo in rete direttamente dallo studio della missione; ne ho riparlato nell’articolo scritto per MissioGenova, la rivista curata da don Francesco.
L’ho visto entrando nella casa dipinta di rosso, superando la porta marroncina con la parte bassa rinforzata da una lamiera verde marcio: la casa rossa chiude il vicolo d’accesso, con il viottolo che si sdoppia sui due lati; insomma, ci si va a sbattere contro.
Il ragazzo è infermo dalla nascita: ammesso che si potesse fare qualcosa, l’assoluta povertà dei genitori (ma conoscerò solo la madre) ha cancellato ogni speranza alla radice.
Così il collo e la testa sono le uniche parti del corpo che si siano sviluppate normalmente, sembrano un pezzo unico sparato dal tronco verso l’alto; le braccia sono sottili e lunghissime, ripiegano davanti al ventre e finiscono in mani grandi, appoggiate sui piedi senza forma, premuti l’uno contro l’altro: nella mano destra tiene qualcosa, forse un giocattolo, la sinistra è chiusa a pugno.
È seduto su una sedie di plastica arancione, impilata su una sedia dello stesso tipo, azzurra; accanto a lui, sulla sedia rosa accanto, una bambina con due grandi fiocchi rosa legati ai capelli; di fronte, la sedia a rotelle con imbottitura nera su telaio rosso fiammante.
Lo sguardo è intenso, attento; sulla bocca grande e carnosa un accenno di baffo, sul viso, un accenno di sorriso: non so se è vero o se lo vedo solo io, forse perché penso che da noi sarebbe sepolto in un istituto, proprio come la vecchietta sarebbe sepolta, dimenticata?, in una casa di riposo.
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La celebrazione penitenziale di oggi pomeriggio (preparatoria alla festa patronale di Santa Margarita) ha visto la presenza di una decina di preti della zona. Sono stati fantastici, senza di loro avrei potuto confessare una decima parte di quelli che sono venuti.
Lorenzo è stato presente dall’inizio alla fine.
Le confessioni sono durate da prima delle sei fino alle otto.
Una pioggia non troppo forte ma insistente ha forse lasciato a casa un certo numero di persone. Se non fosse piovuto avremmo terminato dopo le nove!
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Grazie alla pioggia di tutto il pomeriggio a Messa c’era poca gente stasera. Il 70% dominicani non escono di casa se piove.
In compenso stasera c’è un bel freschetto. Penso che in letto dovrò usare (per la prima volta da tre mesi a questa parte) il lenzuolo!
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I catechisti sono arrivati oggi alla riunione più puntuali della volta scorsa.
Abbiamo condiviso il primo incontro con i genitori, che è stato fatto ieri.
In generale non sono andati molti genitori, ma hanno accolto molto bene la catechesi che i catechisti gli hanno fatto, e la speranza è che passino la voce e dicano agli altri che vale la pena.
È uno zuccherino che mi ha dato il Signore, insieme al fatto che oggi c’erano di nuovo un bel numero di bambini del catechismo alla messa delle nove.
Con i catechisti abbiamo parlato del fatto che bisogna che loro cerchino di venire alla Messa con i loro bambini, in maniera che diventa più facile controllarli e che anche i bambini si sentono più accolti.
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La festa liturgica di Santa Margarita Alacoque è l’altra domenica.
Oggi mi sono passato praticamente tutto il giorno preparando il materiale per la settimana.
E anche chiamando i preti: lunedì sera avremo la Celebrazione Penitenziale, mi aspetto almeno 400 persone, e ho trovato 13 preti. Dovremmo farcela.
Gli altri giorni della settimana c’è la Messa anche alla sera nei vari settori rimasti a Santa Margarita. Verrà ogni giorno un prete diverso a celebrare la Messa.
Gli anni scorsi gli dicevo che dicessero qualcosa su santa Margarita, ma poi c’ho rinunciato, non so se non ne sanno niente o non hanno voglia di documentarsi o comunque qui non usa: le messe all’aperto sono soprattutto occasione per dare un po’ di entusiasmo alla gente.
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Dalle lezioni di informatica alle lezioni di vita: la scuola è il barrio, le aule sono gli squarci che ci si aprono davanti.
Camera stretta su un paio di scarpe appese, ormai sapete di che cosa si tratti: gioventù buttata via; ecco il contrappunto: bambini che fanno il bagnetto nella vasca davanti all’ingresso della missione, ne abbiamo visti e ne vedremo a ogni passaggio.
Sono le 4 del pomeriggio e fa un caldo incredibile; seguiamo suor Serafina e Orietta, con Fiammetta e Benedetta catechizzate da don Francesco: si va a portare aiuti e medicine a poveri e malati del barrio.
La strada è una pietraia che fa male ai piedi. Si arrampica una piccola autobotte di acqua potabile. Un grande portone di ferro spalanca la vista su una distesa di batterie esauste, non ne ho mai viste così tante. Chiedo all’operaio che cosa ne facciano: “Le ripariamo”, mi risponde con un sorriso largo. Non sapevo si potesse.
Suor Serafina saluta una vecchia che stava dormendo davanti casa: le fa festa e la invita a entrare, ne escono quasi subito in quattro, c’è anche una ragazza dal passo malfermo, sostenuta dal padre.
La ragazza non credo abbia 18 anni, ha un colorito terribile, un olivastro tendente al grigio; faccia da india, piccolina, indossa una canottiera azzurra, entrambe le spalline sottili passano su grandi cerotti imbottiti: è lì che le attaccano le macchine per la dialisi.
Ogni passo le costa fatica, ogni gesto la costringe a una sofferenza vanamente dissimulata dal sorriso. Eh già, sorride. È contenta della visita. Sono contenti anche i suoi genitori: suor Serafina consegna un po’ di medicine, Fiammetta fa una carezza al fratellino e prova a dargli un cagnolino di peluche, ma lui non lo vuole.
Mi guardo intorno: la casa è tristissima, il mazzo di rose di plastica che vorrebbe ingentilire il tavolo produce un contrasto che sa di desolazione totale.
Finiamo di consegnare le medicine e andiamo via.
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Stasera, nell’omelia, il Vangelo sulla parabola degli invitati alle nozze, e quindi sull’universalità della salvezza, mi ha suggerito di ricollegarmi alla scoperta dell’America, che qui è celebrata come il “giorno della razza”: si sono incontrate due razze diverse, la spagnola e la indigena.
Risultato: ho scoperto che dei trenta studenti presenti, dalle elementari al liceo, nessuno di loro si è ricordato cosa è successo il 12 ottobre, e meno in che anno è successo.
Mi sono depresso abbastanza. Ma so che effettivamente il metodo di insegnamento qui non aiuta niente a immagazzinare informazioni: si lavora tutto su cose fatte a braccia, e gli esami sono tutti fatti a test. Risultato: cerchi di indovinare la risposta esatta, ma non sai il perché.
Mi dice Francesco che anche in Italia stanno introducendo i test. Poveri noi!
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Da qualche giorno le temperature sono più miti, di notte si dorme bene.
Merito della pioggia che pulisce e rinfresca. E che fa risorgere le puzze di Duquesa, purtroppo!
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(Scusate l’assenza, causata da insopportabili quanto ineludibili necessità di lavoro: incombe il Salone Nautico).
Riprendo a sbobinare dalle lezioni di computer, che si tengono in un locale di fronte alla scuola.
La stanza è piccola (quattro per sei, più o meno), un grande ventilatore sul soffitto aiuta la decina di aspiranti informatici e l’insegnante, che come spesso accade quando si tratta di computer è assai più giovane dei suoi allievi.
Angelo è un magrolino dall’aria energica, sul metro e sessantacinque, poco più che ventenne, un filo di pizzetto, l’espressione molto sveglia, ha una bella maglietta rossa e un berretto con visiera; i computer lavorano in ambiente Linux, politica di don Paolo, che è orgoglioso di aver abbandonato Windows per risparmiare sui costi e guadagnare in praticità.
Il corso di informatica fa parte dell’insegnamento che si dà ai ragazzi durante l’anno; agli adulti si offre la possibilità di fare un corso più breve, un paio di mesi: bastano, dice Angelo, per consentire a chiunque si trovasse davanti a un computer di sapere quel che deve fare.
Mi viene in mente don Milani e la sua pedagogia così ancorata ai bisogni elementari: cultura è prima di tutto (per esempio) sapersela cavare in un ufficio postale. Dice Angelo: “I ragazzi vengono qui per giocare, ma le persone da 30 anni in su vengono perché sanno che nel 21mo secolo non si può fare a meno dell’informatica”.
E poi c’è un terzo gruppo, le donne che “vengono perché non costa niente e possono dare un esempio ai figli, al marito”.
Dare l’esempio: non sembra anche a voi che il concetto di esempio contenga l’idea della speranza?
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Stamattina abbiamo avuto una messa con rappresentanze di tutte le scuole cattolice di Santo Domingo.
Personalmente mi colpisce sempre la varietà dei colori delle uniformi dei vari collegi, alcuni colori sono molto belli.
C’erano circa 2000 studenti, di una trentina di collegi. Vari collegi sembravano solo femminili.
I padroni di casa erano gli studenti del Collegio Loyola, che si davano da fare in tutta una serie di servizio per assicurare il buon andamento della celebrazione. All’offertorio hanno fatto una danza molto carina, me la sono goduta!
Ha presieduto mons. Amancio Escapa, che alla fine della messa ha detto alcune parole mezze improvvisate che hanno strappato moltissimi applausi dagli studenti.
I nostri studenti dl Liceo erano accompagnati da suor Cristina, la quale ha saputo tenerli in perfetto ordine, nonostante, come poi lei stessa mi ha detto, alcuni degli studenti che ha portato erano non dei migliori, ma dei peggiori. Brava, Cristina!
La Messa voleva essere la chiusura dell’Anno Eucaristico. È stata un bel momento di chiesa giovane!
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Oggi sono andato abbastanza di corsa, cercando di far arrivare al Ministero dell’Educazione i documenti mancanti del personale non ancora nominato.
Ho quasi finito: lunedì devo recuperare la firma del direttore regionale e consengare al ministero.
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Lorenzo sta lavorando sodo con l’ambulanza.
Senza fretta. Perché qui non esiste la nostra tradizione delle pubbliche assitenze.
All’inizio usciva solo lui con l’ambulanza, poi ha cominciato a trovare autisti di fiducia, e allora hanno cominciato a fare i turni.
Infine abbiamo scoperto che c’era un gruppo comunitario che lavora facendo operazioni di salvataggio. Quel gruppo, che si chiama Unità di Prevenzione e Salvataggio Comunitario, stava cercando la maniera di iniziare un’ambulanza. È stato praticamente un invito a nozze.
Così Lorenzo ha cominciato a mettersi d’accordo con il responsabile del gruppo, e alla fine si è fatto un turno di volontari. Attualmente stanno coprendo le ore della sera, dalle 6 alle 9 più o meno.
Ieri Lorenzo ha portato a Nagua (a 300 km da qui) una vecchietta in fin di vita, credo che i suoi la volessero portare a morire al suo paese, è partito alle tre di pomeriggio ed è arrivato alle nove di sera, abbastanza stanco.
E due o tre giorni alla settimana c’è una dializzata di Guaricano che viene portata avanti e indietro dall’ospedale dove le fanno la dialisi.
È un inizio modesto, ma molto promettente!
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Oggi pomeriggio secondo viaggio della giornata al ministero dell’educazione, per portare i documenti di una segretaria che deve essere nominata.
Ho visto con piacere che gli sono arrivati vari documenti che erano rimasti archiviati nella Regionale e nel Distretto.
Mancano i documenti di due maestri, e domani mattina dovrò andare in giro a cercarli per sapere dove sono andati a finire.
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L’incaricato del personale del Ministero dell’Educazione mi ha promesso stamattina che tra ottobre e novembre mi nomina 5 delle 24 persone della scuola che non sono ancora nominate.
Se lo fa realmente (nel senso che non è una promessa di marinaio) cominciamo a vedere un po’ di luce del sole!
Attualmente nella scuola dobbiamo pagare quasi 40,000 pesos al mese in aiuti al personale non nominato.
Invece nel liceo dobbiamo far pagare 270 pesos al mese per poter pagare gli stipendi dei non nominati e gli incentivi dei nominati. Lì soprattutto spero che con qualche nomina in più possiamo ridurre il pago che chiediamo alle famiglie.
Ho avuto una buona notizia anche sul fronte mobiliario: la settimana prossima ci mandano le diciotto scrivanie per i professori!
E sembra anche che la settimana prossima vengono a fare il sopralluogo per darci la biblioteca
La scuola portrà fare un servizio sempre migliore!
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La scuola serale è un amore: il numero degli studenti è cresciuto abbastanza, sono in tutto circa 120, e c’è una buona percentuale di adulti, per cui è più difficile per gli adolescenti fare casotto.
Germania mi sembra che abbia imparato a dominare la situazione, la vedo sicura, e tra i maestri c’è maggior equilibrio perché non abbiamo più maestri evangelici, che purtroppo ci hanno dato abbastanza problemi.
Avanti tutta! Grazie al Signore!
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Dalle 5 e un quarto ha iniziato a piovere. Fortissimo per un’ora e mezza. Tutto il traffico era in tilt.
Poi più piano, ha smesso solo alle nove e mezza.
Quando piove così forte qui si fermano tutte le attività.
Con gli animatori di CEBs abbiamo finito la riunione alle cinque e venti, hanno potuto andarsene dalla parrocchia solo più di un’ora dopo.
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C’è nel paese un tentativo di far entrare l’aborto.
Grazie a Dio in Repubblica Dominicana non si è ancora legalizzata questa barbarie. Ci sono effettivamente molti aborti clandestini, ed io ho conosciuto, o conosco, abbastanza gente che ha abortito. Ma nel suo complesso la gente è ancora abbastanza legata al valore della vita umana del feto.
A scuola sto cercando di sensibilizzare a questo valore della vita prenatale, e al tempo stesso di far conoscere le maniere concrete in cui si realizza l’aborto nelle cliniche.
A questo riguardo ho trovato un documento su Aciprensa e l’ho stampato, fotocopiato e fatto appendere nelle bacheche della scuola. È talmente realista che mi faceva effetto leggerlo. Spero che aiuti i più giovani a non cadere nella trappola dell’aborto. Un testo equivalente in italiano si può trovare qui e qui.
Oggi poi devo prepare un altro documento che ho trovato e che parla di come il feto ha già una vita autonoma, soffre, sente, partecipa di quello che succede attorno a lui.
Chi sa queste cose può fare un aborto solo se perde completamente il controllo di sé.
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Stamattina abbiamo avuto la prima riunione dell’anno scolastico dell’Associazione dei Genitori del Liceo.
La presidente sarà Jacinta, come l’anno scorso. La segretaria una certa Luchi (leggi Luci), che non conosco affatto, vive vicino alla parrocchia ma in parrocchia non si è mai vista. Sembra una tipa in gamba.
Gli altri si occuperanno di star dietro alle cose che si rompono, per ripararle; di contattare le famiglie che non pagano la quota; di vigilare durante la ricreazione.
La generosità di questi genitori è una cosa molto bella! Due di loro, Jacinta e Leonida, non hanno più i figli a scuola ma continuano lo stesso a fare il servizio. Grazie, Signore!
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Su wikipedia c’è l’articolo su Santa Virginia Centurione Bracelli, la fondatrice delle nostre suore.
Dateci un’occhiata, è una personalità secondo me eccezionale!
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Questo è il titolo di una canzone di Eros Ramazzotti che dopo stamattina mi è tornata in mente…
Ore 10.30 – Parrocchia di S. Antonio di Pegli – Messa dei bambini: don Mario è come al solito in mezzo a noi ragazzi per la predica, quando con mia sorpresa mi cede il microfono chiedendomi di parlare della Messa e di come viene vissuta dagli abitanti del Guaricano a Santo Domingo. E con altrettanta mia enorme sorpresa trovo in poco tempo le parole per poter raccontare del clima che si respira in Guaricano durante una celebrazione, dell’emozione enorme provata vedendo la Chiesa sempre piena di gente entusiasta e sorridente a tutte le ore.
Credo di essere entrata nel cuore dei presenti e mi sa che lo zampino del Signore qua c’è tutto, lo devo ringraziare perchè oggi mi sono sentita un suo strumento e ho portato testimonianza dell’esperienza fatta alla mia gente… è stato bellissimo!
Ah, la canzone fa così:
…Ho in tasca una piccola pietra io, per costruire pace dove non c’è…
io la porterò dove mi porterà questa speranza dentro che non mi abbandona mai,
io la porterò con tutto il peso che ha, piccola pietra, che forse un giorno si poserà!
La sensazione che ho avuto oggi è quella di aver lasciato nel cuore dei miei parrocchiani un segno della missione, di aver posato un sassolino nelle loro case.
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Buona domenica a tutti, non potrebbe essere diversamente visto le belle foto che ci mostra don Paolo sotto!
Come vi avevo anticipato ho tenuto i contatti con Suor Serafina che vi saluta sempre e che tra una risata e l’altra ha portato a termine la missione dei pacchi.
A parte che detta così sembra la trasmissione di Bonolis, la verità è che ieri sono partiti da Genova per il Guaricano cinque grossi scatoloni di vestiario da bambini e poi se non ho capito male anche una pianola elettrica o qualcosa del genere (la suora si ostinava a chiamarmelo “organo”, ma io dubito fortemente si possa trattare di quello!) : io a sentire la suora così contenta mi sono emozionata e le ho promesso un articolo sul diario.
P.S.: Incarico don Paolo di farmi sapere quando arrivano se si tratta di una pianola o altro… così vedo se tra l’inglese, lo spagnolo e l’italiano ho capito giusto!!!
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Dopo la Messa dei giovani (oggi è stata la Messa di inaugurazione dell’Anno Catechistico) sono andato con un parrocchiano all’Ospedale Centrale delle Forze Armate per dare l’Unzione dei Malati a un suo fratello che ha avuto qualche giorno fa un ictus e che non parla e non muove se non un braccio.
Arrivati là, la moglie ci ha detto che era andato un altro prete il giorno prima.
Dentro di me stava uscendo una voce: “Ma perché allora mi fate fare questi viaggi inutili”. Qualche tempo fa mi sarei arrabbiato troppo!
Di fatto sono riuscito a mantenermi calmo interiormente, e ho offerto la cosa al Signore.
Abbiamo fatto una preghera tutti insieme i parenti che erano lì, attorno al letto del malato. Mi ha colpito la fede della moglie nel fatto che il Signore può curarlo.
Dopo me ne sono andato con il signore che mi accompagnava. E pensavo dentro di me: il ritorno di Ñaña alla Chiesa Cattolica è stata una cosa troppo bella per rovinarla arrabbiandomi.
Il Signore non ha permesso che mi si rovinasse questa giornata così bella! Grazie, Signore Gesù!
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Stamattina abbiamo fatto l’inaugurazione dell’Anno Catechistico con i bambini di Santa Margarita.
Sono venuti un certo numero di bambini, anche se non tutti. Tutti i bambini del catechismo della parrocchia sono circa cinquecento, e in tutto ne sono venuti 150/200.
Il catechismo è già da un mese che è cominciato, ed oggi ho cercato di dare loro un po’ di calore e di motivare alla partecipazione alla Messa insieme ai loro genitori.
Alla fine della Messa ho coinvolto Juan Antonio, il marito della nostra maestra Nilda, al quale ho fatto dare una piccola testimonianza sul fatto che viene a Messa con i suoi due figli, Juan e Nildairy. La cosa mi è piaciuta in maniera particolare, perché non è da tanto che Juan Antonio ha cominciato a venire regolarmente alla Messa. Si è avvicinato l’anno scorso, quando Nildairy ha fatto la prima comunione. Agli incontri con i genitori sua moglie mandava sempre lui, e di fatto si è lasciato conquistare (o riconquistare) dal Signore!
I bambini si sono comportati veramente bene a Messa, grazie anche alla presenza vigile dei catechisti al loro lato.
E quando alla fine ho detto loro che avremmo fatto le foto, settore per settore, sono stati ancora più felici!
Eccovele:
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I bambini del barrio La Mina |
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I bambini del settore Emaús |
I bambini di Betania: in alto a destra potete vedere suor Modesta |
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I bambini del barrio La Nueva Esperanza |
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Guardatevi la foto della maniera in cui abbiamo portato in alto la Bibbia per le strade del barrio:
/documents/diarioguaricano/Procesion_Biblia.tn.jpg
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Stamattina ho avuto la felice sorpresa di vedere Ñaña alla messa dei giovani.
Come vi avevo raccontato precedentemente (vedi questo articolo) Ñaña era diventata evangelica: in una “campagna” che avevano fatto dalle parti di casa sua aveva sentito qualcosa e aveva lasciato la chiesa cattolica per una chiesa evangelica, la Iglesia de los Hermanos. La quale se non mi sbaglio e la stessa che abbiamo a Genova a Pegli in via della Pineta, e che perfino in Italia, dove l’ecumenismo ha fatto tanti passi, sono rimasti ancorati a un fondamentalismo e un’agressività incredibili. Figuratevi qui!
Beh, fatto sta che stamattina Ñaña è venuta a Messa, e dopo la Messa ha voluto riconciliarsi con il Signore nella riconciliazione. Oggi pomeriggio tornerà a ricevere la Eucaristia.
Abbiamo pregato tutti abbastanza, non ci spiegavamo come una persona tanto radicata nella sua Chiesa Cattolica potesse cambiarsi così da un giorno all’altro.
Ma alla fine il Signore è riuscito a penetrare il suo cuore. Grazie, Signore!
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Raysa ha lasciato il lavoro di segretaria del sabato, si mette in campagna elettorale, aspira a diventare regidora (=”consigliera comunale”).
Non ho trovato facilmente nessuno per sostituirla, e così sono diventato segretario di me stesso: oggi ho passato la giornata facendo i lavori della segretaria: ciclostilare, stampare dal computer, aprire porte, ecc.
Considerando il forte debito che abbiamo causa i lavori degli uffici della Divina Misericordia, sarà meglio che non prenda nessuno. Dopotutto posso anche farne a meno (vediamo per lo meno quante settimane resisto!)
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È da qualche giorno che ci è arrivato a casa il materiale oculistico che ci ha fatto avere Carlo Mosci.
La cassa era in porto da un mese, ma solo l’altro ieri è potuta uscire, le procedure qui sono un po’ lente…
A fine mese verranno lo stesso Carlo Mosci e Massimo Corrazza per montare il tutto e addestrare al suo uso gli oculisti dominicani che ci lavoreranno.
Presto dunque la gente di Guaricano potrà farsi una visita oculistica completa a un prezzo ben accessibile! È una cosa grande, che ci riempie di soddisfazione! e che ci fa dire una volta di più:
Grazie, Signore!
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Siamo alle battute finali della costruzione dell’ufficio e canonica della Divina Misericordia.
Manca solo il pozzo settico e mettere le piastrelle nella stanza. Ah, e anche montare l’arredamento dei bagni e le persiane alle finestre. Beh, sono un po’ di cose. In realtà bisogna anche terminare di pitturarla, ma ormai ci siamo.
È possibile che tra quindici giorni la inauguriamo!
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L’atto finale della Settimana Biblica è stata la processione con la Bibbia.
L’abbiamo fatta in tre gruppi: uno il settore dei campos, uno la parrocchia di Santa Margarita, e il terzo la parrocchia Divina Misericordia.
Il numero di gente che c’era era più o meno quello che ha partecipato alle quattro catechesi sulla Bibbia: un centinaio a Betania a alla Divina Misericordia, e una cinquantina nel settore San Ramón.
Per la processione di Santa Margarita ho passato il pomeriggio pensando come mettere in bella evidenza la Bibbia, senza riuscire a trovare una maniera facile, decorosa e degna.
Poi, pochi minuti prima di partire, l’idea: ho fatto salire i chierichetti sulla camionetta (ce n’erano una decina), e a turno uno di loro teneva la Bibbia ben in alto, aperta. Di fianco, altri due chierichetti in piedi come quello del mezzo, con in mano ognuno un cerone. Un altro chierichetto sosteneva un vaso con una composizione floreale che era ancora quella di domenica scorsa. E gli altri chierichetti portavano in mano rametti di una pianta di qua che è in fiore adesso e che da dei fiori viola bellissimi. Spero di riuscire a farvi vedere la foto, l’effetto era troppo bello.
La camminata è durata un’ora e mezzo, siamo passati per tutti e quattro i settori che compongono la parte urbana di Santa Margarita. Cinque stazioni, preparate a partire da un materiale diocesano, ci hanno aiutato a meditare sulla bellezza e l’importanza della Parola di Dio.
La processione si è conclusa con la Messa, e dopo ho anche aprofittato per correggere varie cose nel servizio dei chierichetti. Mi piace molto questo gruppo di chierichetti che c’è adesso, sono ben gasati, vari di loro sono ben intelligenti, c’è anche il figlio di Félix, il direttore del distretto scolastico.
Che dire? Il Signore mi sta facendo vivere esperienze molto belle! Spero che altri confratelli genovesi possano avere questa possibilità: si fatica (come del resto a Genova) ma si vedono anche tantissime cose belle (come a Genova).
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La Disco Light di ieri sera è stata brava: hanno smesso alle 10 e mezza. Fa pensare che probabilmente era una festa di un compleanno, qualche padrino pieno di soldi ha pensato di affittare camion con altoparlanti e con tanto di dj.
E stasera non sono tornati, grazie a Dio! Se continuavano, stavamo tre notti senza dormire!
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Stasera mi sono reso conto ancora di più dell’entusiasmo di questi fratelli domenicani per la bibbia.
Il tema di oggi era sul rapporto Antico-Nuovo Testamento. Ho cercato di sminuzzarlo con amore, alla fine, facendo un giro di quello che avevano registrato nella memoria, ho visto che più o meno, tra tutti, hanno captato tutto.
Poi, tornando in parrocchia (ricordate che io la settimana biblica l’ho fatta a Jacagua?), e portando con me Chapito e Noni, due giovani del gruppo, abbiamo trovato lì Yonatan e Grégory, altri due giovani dello stesso gruppo Ciempiés.
Ho chiesto a questi ultimi di dirmi cosa avevano capito, e hanno sfornato immediatamente una serie di nozioni, corrispondenti ai quattro giorni. In quel momento allora Chapito e Noni si sono entusiasmati, e hanno rincarato con quello che hanno imparato loro. La cosa è andata avanti con due o tre battute e ribattute, ma mi ha commosso al vedere l’entusiasmo e la gioia di sapere qualcosa di più.
Anche questo è una cosa grande: grazie, Signore!
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Sono qui che sto cercando di fare qualcosa, ma mi riesce difficile perché a 100 metri da casa nostra hanno piazzato una Disco Light, cioè un camion carico di altoparlanti che diffondono musica sfrenata a un volume altissimo.
Va be’ che sono ancora le nove e mezza, ma se continuano, come l’esperienza fa pensare, fino alle tre di notte, nessuno dormirà qui.
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Oggi pomeriggio ho parlato con due madri, in cui figli sono implicati in una rivalità tra bande.
È cominciato tutto con il fatto che uno dei due aveva una fidanzata. Dopo un certo tempo, la fidanzata lo lascia e si mette con un altro. Il primo non glielo perdona, e diventa nemico del secondo. Gli amici del primo diventano amici del secondo.
Comincia così una minaccia continua, un tirar fuori (e varie volte) usare il machete, o il pugnale.
Finché la madre di uno di questi ragazzi di 17/18 anni si stufa e mette una denuncia contro uno della banda opposta che aveva minacciato suo figlio pochi giorni prima.
La cosa arriva quindi davanti al giudice conciliatore, che convoca le due madri e i due figli, cercando di trovare una soluzione pacifica.
La speranza è che i due giovani riflettano. Di fatto le due madri rimangono molto lontane. Ognuna delle due pensa che l’altra sta proteggendo suo figlio, e pure che l’altra sottostima il genere di vita di banda che fa il figlio dell’altra.
Sto cercando di farle incontrare, ma la vedo dura…
Pensaci tu, Signore!
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Stamattina con la riunione dei genitori è stata la volta del liceo.
Abbiamo approfittato per riaffermare alcuni punti poco chiari per gli studenti.
Da parte mia ho insistito sull’identità Cattolica del nostro liceo. Cristina poi ha rinforzato il concetto parlandogli del fatto che la sua materia (religione) è una delle più importanti nel nostro centro educativo. Di fatto i ragazzi tendono a considerarla una materia cuscinetto (come in Italia).
Ho anche presentato il preventivo per l’anno nuovo. Lì ho creduto bene dire che il direttore (io) non riceve uno stipendio, ma che quando ci sarà un prete domenicano bisognerà darglielo.
C’erano 150/200 persone: una buona parte dei genitori.
Alla fine abbiamo invitato chi fosse disponibile a collaborare con il lavoro dell’Associazione di Genitori, e sono venute fuori quattro persone. Insieme ai cinque dell’anno scorso (Jacinta, Deisy, Laura, Leonidas, Morena Hierro) collaborareranno con la direzione nel prendere le decisioni più importanti, aiuteranno con le gite, daranno una mano a sorvegliare i ragazzi nella ricreazione, esigiranno il pago delle quote mensili.
Con l’aiuto del Signore faremo un buon lavoro anche quest’anno!
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Dopopranzo alla missione: due seminaristi stanno dipingendo la scritta Ambulancia, non perché ci sia da riservare un posto (chi glielo porta via, a don Lorenzo?) ma perché così farà la sua figura; scaletta, scatoletta e pennellino, vedrai che bello.
Io sto guardando il lustrascarpe Pepe: ha la faccia triangolare, un po’ palestinese, la fronte spaziosa e il naso che punta dritto verso le labbra; la bocca piccola contiene parte di una dentatura sgangherata, le orecchie sono grandi e un po’ a sventola; ha il modo di parlare delle persone semplici, con l’espressione un po’ felice e un po’ incerta, la lingua che batte sui denti che mancano.
Sui jeans indossa una felpa bluette con lo stemma di una chiesa, sulla schiena leggo: Hacia El Tercer Plan Pastoral, verso il terzo piano pastorale; la scritta è rotonda e al centro c’è un Gesù Cristo sorridente.
Il lustrascarpe Pepe sa di inestricabili nodi interiori; magrissimo, di media statura, i capelli sono corti e più scuri dei baffi brizzolati, ha una barba non fatta da due o tre giorni; le braccia sono sottili e pelose, le dita magre si muovono con grande abilità: con la mano sinistra prende il lucido nero dalla scatoletta che sringe fra le ginocchia, e con le dita spalma il lucido sul mocassino nero in cui ha infilato la mano destra.
Pepe, da quanti anni fa il lustrascarpe? “Ho cominciato a pulire scarpe da piccolo e non ho mai fatto un altro lavoro: avevo 6 anni, ora ne ho 41. Mi sarebbe piaciuto fare qualcos’altro, studiare per diventare avvocato, ma mi hanno mandato a pulire scarpe e questa è l’unica cosa che ho fatto in vita mia”.
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La catechesi di oggi della Settimana Biblica era su come cercare una citazione della bibbia.
È un tema molto importante, perché qui moltissima gente legge le letture giornaliere in casa sua con una bibbia e un calendario liturgico.
E se non sa decifrare le citazioni del calendario legge ben poco o legge cose a caso.
A jacagua c’era anche oggi un bel gruppo, anzi, direi che più di ieri, e pieni di entusiasmo.
Grazie, Signore!
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Stasera è stato il primo incontro della I Settimana Biblica Parrocchiale.
Io sono stato a farlo a Jacagua, Lorenzo alla cappella del Chimbú, e Francesco a Betania. Tutti avevamo un bel po’ di gente, e forse l’incontro più partecipato è stato appunto quello di Betania, il più centrale.
Da parte mia avevo una quarantina di persone, tutti o quasi quelli delle comunità apostoliche, più altri, compresi vari giovani del gruppo di là.
Lorenzo, nel Chimbú, ha avuto un po’ di problemi con la luce: mi sono dimenticato di passargli la lampada ricaricabile, e dopo il tramonto ha dovuto lavorare a lume di candela. Mi ha anche fatto presente che per la quantità di gente gli serve anche un amplificatore.
Nello spostarmi a Jacagua ho anche bucato una gomma. Grazie al Signore avevo con me Noni e Chapito, due giovani del gruppo Ciempiés, che mi hanno aiutato e non ci è venuto tardi. E pensare che quando mi hanno detto che volevano andare a Jacagua con me mi sono detto “Ma chi ce li vuole questi?”. Il Signore mi ha fatto capire che dovevo accettarli più bene!
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Stamattina abbiamo celebrato santa Virginia nella Messa che si celebra tutti i lunedì nel dispensario medico.
Le suore hanno preparato un altare bellissimo, con fiori ben curati e tovaglia dorata.
Il sottoscritto ha presieduto la celebrazione, accompagnato da Marcial e da tre chierichetti.
La festa ci fa sentire la presenza di tanti fratelli genovesi, e più ancora quest’anno al pensare che il giorno 22 in casa madre si sono ritrovate parecchie persone legate alla missione: Paola, Fiammetta, Lara, Sandra, Orietta, Carmen, suor Serafina, suor Daniela. Loro là, noi qua, uniti nella venerazione di questa grande santa della carità della Genova del XVII secolo.
Le nostre suore, con la loro operosità spesso silenziosa, ci fanno sentire presente santa Virginia in mezzo a noi.
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Domani celebriamo la festa di Santa Virginia, la fondatrice delle nostre suore.
Per prepararmi la predica ho approfittato e ho messo su wikipedia una parte della sua vita. La potete leggere a http://it.wikipedia.org/wiki/Santa_Virginia_Centurione_Bracelli.
Se volete andare avanti a scriverla, potete farlo, ma per favore evitate il copia-incolla da altri siti, perché si va a finire subito in un problema di copyright.
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Stasera ho approfittato che la messa me la diceva Lorenzo e sono andato ad accompagnare quasi tutti i seminaristi al seminario.
Ho potuto anche parlare con il nuovo vicerettore del prefilosofato, il padre … (mannaggia, non mi ricordo il nome!)… ah, sì, David, ordinato prete da un mese. È stato un colloquio interessante.
Mi rimane da parlare con il padre Alejandro, che è il rettore.
Gli scambi di idee con i superiori del seminario sono sempre utili. Dopo tutto essendo il parroco di questi ragazzi sono un loro formatore anch’io!
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Stamattina abbiamo avuto il ritiro eucaristico, fatto con le catechesi rielaborate da me.
I proclamatori hanno lavorato decisamente meglio. Ho fatto un po’ di fatica a rielaborare il lavoro del padre Navarro, ma ne è valsa la pena!
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Se ancora non l’avete fatto guardate la nostra foto qualche articolo più in basso…
Fatto? Eh sì, finalmente ho conosciuto Fiammetta e ho rivisto Suor Serafina, che bel trio, non vi pare?
Siamo state ieri alla festa in onore di Santa Virginia Centurione Bracelli dalle Suore Brignoline, è stato proprio un bel pomeriggio. La Messa celebrata dal Vescovo ha visto anche la consacrazione di Suor Elisa, una ragazza che Suor Serafina mi aveva presentato qualche giorno prima al convento e che devo dire non mi aspettavo avrebbe preso i voti di lì a poco; non avevo mai assistito a nessuna consacrazione e devo dire che è stato un momento bello che non mi dimenticherò. E mi sono rimaste impresse le parole della predica sul fatto che esser santi significa “fare della propria esistenza un dono d’amore per gli altri”: per dire una cosa così mi ci sarebbe voluto un mese, per farla chissà se basterà una vita…
Al termine della Messa Suor Serafina ci ha fatto conoscere la Madre Generale alla quale abbiamo chiesto il permesso per poter trascorrere con Serafina qualche pomeriggio fuori e anche se la vedo dura dovremmo averla convinta (spero, anche perchè mi piacerebbe farle conoscere i ragazzi della mia Parrocchia che tanto si son dati da fare per la missione e poi ci sono i bambini del catechismo,… la sua testimonianza sarebbe molto importante!). Infine ho conosciuto anche Carmen, Sandra, Orietta,Paola e spero di averle ricordate tutte perchè c’era una tale confusione e risate che alla fine non avevo le idee molto chiare sui nomi. Per me pensare che avevo vicino persone appena tornate da Santo Domingo è stato un ulteriore incitamento a ritornarci prima o poi visto che mi manca tantissimo.
E poi è successa un’altra cosa significativa: mentre eravamo lì hanno chiamato dalla missione le suore! Così io e Fiammetta abbiamo potuto parlare direttamente con loro: Suor Cristina come al solito mi ha comunicato il sole che ha dentro anche se non la vedevo e Suor Modesta (alla quale dedico un pensiero particolare perchè sa sempre cosa dirmi per tirarmi sù…) mi ha detto che i ragazzi del liceo le chiedono sempre di me! Alla fine ogni volta che le sento ricevo sempre dei doni così grandi…
In settimana dovrebbe partire la spedizione dei famosi pacchi, Suor Serafina mi farà sapere, io intanto mi organizzo con le varie attività della parrocchia in vista di incontrarla di nuovo. Un abbraccio dal trio!!!
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Oggi pomeriggio il liceo serale “Guaricano Adentro” aveva la cerimonia di graduazione (all’americana) dei nuovi bacillieri.
Sono stato invitato, e ho potuto fare un piccolo annuncio della parola di Dio: le beatitudini come invito all’impegno nella chiesa e nel mondo.
Celidio, il direttore, ha detto due parole in cui ha invitato ad affrontare le sfide della vita con fede, insieme al Signore Gesù. Ha cominciato dall’anno scorso a vivere con un po’ più di fedeltà la chiesa, grazie a un gruppo di preghiera carismatica.
Adesso sembra intenzionato a prepararsi per ricevere l’eucaristia (si è battezzato da grande e non ha mai fatto la prima comunione), e mi fa tenerezza l’idea che, spero tra qualche mese, faccia la comunione.
Te lo affido, Signore, attiralo verso di te.
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Oggi, festa della Madonna della Mercé (Virgen de las Mercedes) ho cercato di organizzare una piccola gita al mare (o al fiume), con l’idea che mi aiutasse a stare qualche ora con i giovani di Jacagua.
I giovani di Jacagua in realtà o avevano altri programmi o non ne avevano voglia. Hanno declinato l’invito.
Già prima di ciò avevo detto anche ai responsabili dei vari gruppi giovanili che venissero anche loro, in maniera che anche loro li potessero conoscere. Al declinare i giovani di Jacagua, siamo rimasti d’accordo che saremmo andati solo con loro.
In realtà poi non siamo andati per niente. Kika e Rosanna non avevano capito che saremmo andati sicuramente, e avevano fatto anche loro altri programmi.
Vabbé, ho approfittato per stare un po’ più tranquillo, e mi sono fatto anche una dormitina nel pomeriggio.
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Il dubbio è di quelli più atroci: Cristoforo Colombo l’Ammiraglio, oppure Cristoforo Colombo l’Emigrante, il primo italiano della storia? E poi: il primo? E Marco Polo da Venezia? E Andalò di Savignone, che fece dopo di lui la stessa strada?
Niente paura, è che ho scoperto di potermi concedere un giorno di festa. Meglio: ho scoperto che c’è un festivo del quale non avevo mai sentito parlare: il 5 dicembre a Santo Domingo si festeggia l’immigrato italiano in Repubblica Dominicana; la festività è stata istituita nel 2004.
Il motivo va cercato nella storia: la data famosa è il 12 ottobre 1492, ma c’è, diciamo, un sotto-evento, datato appunto 5 dicembre 1492, quando Cristobal approdò davanti a un posto bellissimo, nel Nord, poco lontano da Puerto Plata, e gli parve adatto a celebrare la sua grande protettrice, la regina Isabela.
Il posto venne chiamato “La Isabela”; nonostante i saccheggi del periodo diattatoriale, c’è ancora qualcosa che ricorda Cristobal e la sua regina.
Anche questa storia me l’ha raccontata Aldo Burzatta.
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Martedì 26.07.05
Segretariato della comunità italiana di Santo Domingo, ufficio di Aldo Burzatta, faccia e fisico da ragazzone vitaminizzato. Capelli castani corti pettinati da un lato, fronte ampia e intonazione ottimistica nella voce; gesticola con sicurezza e sottolinea i concetti con una grande mobilità degli occhi e della bocca. Si vede che è abituato a trattare con la gente.
Siamo nella palazzina di fronte all’Ambasciata d’Italia, il posto sa di lavoro da vice-ambasciata: rapporti commerciali, pratiche di emigrazione e cose di questo genere.
Lo studio di Burzatta è piccolo: poltrona, scrivania con ampie bordature color radica, due poltroncine, un divanetto; alle pareti diplomi e fotografie, ma anche quadri con grandi disegni precolombiani in rilievo, un grande specchio divide la scrivania dalla finestra, una grande bandiera dominicana incrocia una grande bandiera italiana.
Dice il segretario: “Gli italiani qui fanno cose bellissime cose. Per esempio abbiamo l’accademia della cucina, l’associazione sommelier che questo ottobre ospiterà il congresso nazionale, sarà il primo svolto fuori dall’Italia. Il made in Italy qui è rappresentato al cento per cento, dal turismo alla cultura”.
Gli chiedo: in che rapporti siete con i missionari? Risponde: “Abbiamo ottimi contatti, ma ancora limitati, li abbiamo conosciuti tardi, vogliamo recuperare, far conoscere le attività delle missioni, come quella di Genova in Guaricano”.
Ancora: qual è l’atteggiamento delle autorità locali? “Le istituzioni locali appoggiano moltissimo queste associazioni volontarie, concedendo permessi, facilitando l’importazione di aiuti. Certo, loro non possono fare molto perché il bilancio del Paese non lo permette”.
Insomma si lasciano aiutare. Il simpatico ed efficiente Burzatta valorizza la generosità degli italiani di qui: i proprietari della storica pizzeria Vesuvio che a Natale “svuotano il ristorante e danno da mangiare ai bambini di strada”, oppure un bolognese che a Las Terrenas sta cercando di avviare “un corso di italiano per i bimbi italo-dominicani tramite la collaborazione con il Comune di Castel San Pietro che ha mandato insegnanti e tantissimo materiale”.
Non è proprio così, ma lo scopriremo più avanti.
Autore: tarcisio
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Ohhhh… ecco… quanto tempo…
Indovinate un po’? Oggi… si è formato un trietto super…
1: LARA
2: SUOR SERAFINA
3: FIAMMETTA
Dunque: ho rivisto Serafina!!! E… ho conosciuto Lara!
Oggi c’è stata una festa per la madre fondatrice delle Suore Brignoline (si dice così?) nel convento a Marassi… Messa col cardinale (un’ora e mezza in piedi…) e poi rinfresco.
Ma a parte questo indovinate chi c’era oltre a noi tre? Carmen, Sandra, Orietta, la sorella di Carmen, la mamma di Lara, e Paola…. Mi ha fatto un certo effetto rivedere tutti insieme a Genova…
Serafina ci ha accolto sorridente (e ubriaca) come al solito (ovviamente scherzo con l’”ubriaca”)… Che strano vederla col vestito nero, velo tutto a posto senza neanche un capello fuori ecc…
Ci ha presentato la madre generale (che inspiegabilmente mi conosceva di nome… ?? … anzi lo so il perché ma tralasciamo…) e con Lara abbiamo cercato di strapparle un’uscita con Serafina.
Piccolo riassunto:
- Sandra è arrivata in chiesa urlando che doveva confessarsi (ma era troppo tardi) e poi per penitenza si è seduta sotto un santo (scusate l’ignoranza ma non mi ricordo il nome) con una lancia puntata sulla sua testa… che ridere…
- Poi ci ha raccontato di una urlata di Francesco per uno dei suoi (abituali) ritardi… altre risate …
- La madre generale ci ha conosciuto uno per uno… (la sequenza Sandra – suor Daniela non è casuale. Chi ha orecchie per intendere…)
- Carmen subito non l’ho riconosciuta perché i capelli erano più rossi del solito… Poi però quando si è appesa alla mia trippa prendendomi in giro ho capito subito…
- Orietta si è informata di quando ci vedremo con Tarcisio e Tito (di nuovo “chi ha orecchi… intenda”…). E con Carmen giù a ridere di nuovo…
- Lara si è dovuta sorbire un’ora e mezza di messa in piedi spiaccicata dietro una signora diciamo non magrissima…
Insomma è stato un pomeriggio di grandi risate di gruppo… Alla fine ero felicissima… Mi sono divertita molto e ho finalmente rivisto Serafina che con le sue risate di gusto e contagianti mi ha caricato tantissimo e mi ha risvegliato dal mio letargo (iniziato con l’inizio della scuola…)
C’era un atmosfera bellissima…
Ora però mi si stanno incrociando gli occhi… quindi… che dire…: Blessilla, Cristina, Lorenzo, Paolo, Francesco, suor Modesta (anche se non ti conosco)… vi aspettiamo con ansia!
Lo stesso vale per Willy, Heriberto, Elvis e gli altri ragazzi che prima o poi verranno a Roma…
A presto!
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Ancora Boca Chica, le ultime dalla spiaggia.
Una cesta di aragoste spettacolari, rosse come non le avevo mai viste. Mio suocero Achille me ne parlava sempre raccontandomi dei suoi viaggi nei Caraibi e dei pesci straordinari che vedeva pescare e vendere per quattro soldi. Lui le cucinava alla grande, quando ne parlava gli brillavano gli occhi. Ora che le vedo capisco.
Niente passa inosservato. Il buttadentro di un famoso bar ristorante di Boca Chica è un metro ottanta per 130 chili, camicione bianco aperto sulla pancia, pizzetto brizzolato, aria da predicatore, eloquio da televenditore. Faccio in tempo a chiedergli che cosa ci sia nel menu. Scrivo come capisco, e poiché parla a raffica capisco la metà.
Dice: “Questa è l’università del marisco, abbiamo il pesce fresco, aragosta, polpo, lambì, gamberi, pesce freschissimo, arroz, habichuela, la carne, insalata, la migliore piña colada dominicana. Tranquillità, onestà e sicurezza per voi. Tutti gli italiani vengono qui. È il nostro motto: onestà e sicurezza”.
Intorno, ragazze vestite alla marinara che ballano, baristi e camerieri indaffaratissimi, e poi capannelli di giocatori di domino, chiacchiere multilingue, un enorme americano legge l’ultima di Harry Potter, un fruttivendolo espone frutta strepitosa, un gigantesco poliziotto ci guarda con interesse.
Sembra Denzel Washington, l’attore. No, è il suo sosia dominicano: alto e massiccio, stemma di riconoscimento sul berretto scuro calato sugli occhiali scuri e a specchio, divisa di un bianco impeccabile, mostrine da sergente sui pizzi del colletto.
“Appartengo alla Politur, la Polizia turistica. Siamo qua per garantire la sicurezza degli ospiti, per orientarli e per proteggerli. Noi diamo appoggio al turista affinchè non abbia problemi e al suo ritorno in patria dica a tutti che si è trovato bene. Il turismo per noi è una risorsa importante”.
Non male l’idea del Politur. Voi che ne dite?
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(Scusate l’assenza, ma il lavoro chiamava e non ho potuto sbobinare; comunque, rieccomi: è sempre il pomeriggio di lunedì 25 luglio 2005)
Da Boca Chica a Prà il passo è breve: merito di Nancy, proprietaria di un ristorante ma soprattutto di un bel faccione sorridente.
Siamo entrati nel locale perché prometteva cucina italiana e abbiamo trovato una dominicana che dice “la nostra cucina romagnola” e sa tutto sul pesto, mostra il menu che vanta le nostre care trenette e confessa, come unico cruccio, l’uso di un mortaio di legno anziché di marmo.
Nancy è un bel tipo: ha imparato la cucina romagnola da un fidanzato romagnolo, e i segreti del pesto, su suggerimento (indovinate un po’) di un altro fidanzato, li ha appresi nei ristoranti di Genova e riviere; sa tutto, comprese naturalmente le qualità del miglior basilico.
Non vorrebbe farsi intervistare perché non è in tiro come dovrebbe esserlo la dueña di un ristorante, poi si arrende.
“Lo so che il vero basilico è quello di Prà – ci spiega sfidando la nostra incredulità – quando sono stata a Genova sono andata a cercarlo, è stata una cosa davvero interessante”.
Sfodera due tovagliette, una raffigurante i luoghi colombiani di Genova e Liguria, una monografica sul pesto.
Ma come fa a farlo qui? “Ho un po’ di terra, me lo coltivo. Uso solo le foglioline piccole, altrimenti sa di menta e non va bene”.
Il suo italiano è ottimo. Il locale è molto bello. La cucina sarà anche romagnola con un’eccezione per il pesto, ma le pareti sono tutte dedicate a Genova: foto, carte nautiche, ce n’è perfino una dettagliata sul porto con la diga foranea in primo piano.
Peccato non siano neanche le quattro del pomeriggio: io che all’estero non mangio italiano, per le trenette al pesto avrei fatto un’eccezione.
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Le due lezioni di oggi ai maestri mi hanno lasciato soddisfatto, e spero anche loro.
Mi sento bene a fare queste lezioni, che tra l’altro mi obbligano a prepararmi e quindi mi fanno rifare il rodaggio al cervello e alla memoria.
Al mattino ho fatto una panoramica sulla storia nei del popolo d’Israele nei tempi dell’Antico Testamento. Non sono riuscito ad arrivare in fondo perché ci siamo persi a parlare del conflitto Israele-Palestina.
Al pomeriggio un’introduzione biblica e liturgica al battesimo, mezza catechesi e mezza lezione (non posso usare troppo il genere della catechesi perché con i maestri è giocoforza tenere un taglio più culturale), sfociata in maniera molto interessante sulle modalità antiche e nuove del battesimo degli adulti.
Maestro dei maestri. Realmente più porto avanti questo lavoro più mi rendo conto che è necessario, e anche se gli studenti “perdono” due ore di lezione ogni quindici giorni, sono certo che si avvantaggiano perché mantengo i maestri più svegli culturalmente e spiritualmente.
Anche questo è un bel dono che sto ricevendo qui. Grazie, Signore!
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Stasera mons. Amancio Escapa ha introdotto il padre Isidro Salas come parroco di Santiago el Menor e Nuestra Señora el Amparo.
C’era naturalmente il servizio dei seminaristi del seminario Redemptoris Mater, obbligatorio perché Isidro è un neocatecumeno.
Anche se un po’ in ritardo è arrivato il padre Federico, che un anno fa aveva sostituito don Franco, e c’era anche don Lorenzo, che è stato il secondo parroco.
Messa abbastanza secca, secondo lo stile di mons. Amancio, ma non nei canti, nei quali il “coro” di Santiago el Menor si è profuso a squarciagola (sic).
Sono celebrazioni che ti fanno sentire chiesa. Di fatto c’erano belle rappresentanze delle tre, prossimamente quattro, parrocchie del Guaricano.
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Oggi ho scritto abbastanza, tanto che a cena avevo un po’ di mal di testa.
Domani ho la formazione dei maestri, ho da fare in mattinata una lezione sulla bibbia e nel pomeriggio una sul battesimo.
Domenica c’è il ritiro Eucaristico dei fratelli e sorelle che hanno fatto l’ultimo ritiro di evangelizzazione, e le catechesi del padre Alfonso Navarro per questo ritiro sono fatte con i piedi, cosi le rielaboro un po’ in maniera che siano più comprensibili.
E poi ho le catechesi sulla bibbia per la Settimana Biblica che è da lunedì a giovedì.
Praticamente mi sono passato tutto il giorno chiuso nell’ufficio al computer.
Cioè: di mattina sono andato con l’idraulico a comprare varie cose per gli uffici della Divina Misericordia, e dalle dieci e mezza che siamo partiti sono arrivato a casa alle tre.
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È da due giorni che sto scrivendo le quattro catechesi della Settimana Biblica. Da lunedì a giovedì prossimo ci saranno in cinque punti della parrocchia queste catechesi fondamentali sulla bibbia, partendo dalla presentazione dei suoi libri per arrivare al discorso dell’Autore e degli autori e quindi al rapporto Antico-Nuovo Testamento.
Professori d’eccezione saranno, oltre al sottoscritto, Lorenzo, Francesco, Marcial e Juan Luis. Spero che gli ultimi due non mi ceffino i temi, ma non ho alternative. Se voglio che la gente partecipi, glielo devo mettere vicino a casa.
I cinque posti saranno: Betania, Jacagua, la Divina Misericordia (la cappella della parrocchia nuova), Chimbú e Guaricano Adentro. Tutti e quattro i giorni in tutti e cinque i posti! (gli informatici parlerebbero di elaborazione distribuita: siamo avantissimo con la tecnologia qui!!!!).
Per il venerdì è prevista una processione portando in “trionfo” la Bibbia. Saranno tre processioni: una attorno a Betania, una nel settore san Ramón, e l’ultima attorno alla Divina Misericordia.
È il primo anno che facciamo questa settimana biblica, e sono curioso di sapere come andrà. Sono fiducioso che il Signore ci aiuterà a farla bene!
Te lo dico già in anticipo: Grazie, Signore!
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In occasione del Mese della Bibbia (settembre), ho replicato con i ministri la catechesi fatta quindici giorni fa ai maestri sul canone della Bibbia.
Il discorso si è allargato alle sette evangeliche, le quali non riconoscono come canonici i sette libri “deuterocanonici” dell’Antico Testamento che non erano riconosciuti come ispirati dalle comunità giudaiche di lingua ebrea.
L’accoppiata Bibbia+protestantesimo è sempre vincente qui, perché entrambe le cose “bruciano” ai dominicani: la Bibbia, perché la amano e la leggono più che noi italiani, i protestanti perché è la lotta di tutti i giorni.
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Non ci capisco. Ieri Sánchez era disperato e voleva andarsene da Duquesa.
Oggi, dopo aver parlato con la mamma del vice della Nazione, era più rilassato.
Ieri voleva sporgere una denuncia, oggi sembra che non ce ne sia bisogno. Quindi resterà lì a Duquesa, sembra che non gli daranno più fastidio.
Chi ci capisce è bravo!
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Venerdì ci sarà l’ingresso del nuovo parroco di Santiago el Menor e Nuestra Señora del Amparo.
È il padre Isidro Salas, un neo-catecumeno. Lo affianca un diacono ordinato l’anno scorso, José Reyes.
C’è da pregare perché il nuovo prete si integri nel tessuto delle parrocchie, a volte i preti neo-catecumeni non riescono a portare avanti la pastorale dominicana normale (gruppi di preghiera carismatica, comunità ecclesiali di base) e vanno avanti solo con le comunità neocatecumenali.
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Mi dice Sánchez che a Duquesa non è cambiato niente.
I capi della Nazione che erano stati dentro e che sono usciti con una apparente conciliazione con Guaricano gli stanno facendo capire (a Sánchez) che è bene che se ne vada da Duquesa. Sembra che gli scagnozzi lo continuano a minacciare e a spaventare di notte.
All’incontro di preghiera carismatica vanno tre o quattro persone, contro le trenta dei momenti migliori. Secondo Sánchez la gente ha tremendamente paura ad uscire di casa di sera.
Nel frattempo il catechismo non è ancora cominciato lì a Duquesa, perché non ci sono catechisti con un minimo di preparazione, e non ho ancora trovato la maniera di risolvere il problema.
Vorrei chiamare Minyoli (il capo) e vedere cosa mi dice, ma ho anche paura che mi strumentalizzi.
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Per la prima volta dopo sei mesi sono riuscito a tornare a visitare qualche comunità apostolica.
Tra una cosa e l’altra mi ero lasciato vincere dalla pigrizia e non l’avevo più fatto.
E dire che, adesso come prima, tutte le comunità che visito non cessano di ringraziare il Signore per la mia visita!
Voglio continuare, Signore, aiutami a non impigrirmi di nuovo!
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Ñaña è una signora sui cinquantacinque anni, molto cara e molto attaccata alla chiesa. Suo marito era andato quattro anni fa a Miami per cercare di mandare qualcosa a casa, se la guadagnava come venditore ambulante di hot dog. Tre mesi fa è morto improvvisamente di un infarto, là en los Países, come dicono qua. Il travaglio del rimpatrio della salma, tanto dolore. La fede che si era manifestata viva e forte.
Un mese fa, durante una “campagna” degli evangelici della chiesa di fronte a casa sua, Ñaña ha sentito qualcosa. “La mia vita è diversa, sono una creatura nuova”, dice sorridendo, una frase che qui è tipica per indicare una decisione di vita, un cambio radicale.
Le domando se prima non amava il Signore. “Sì, lo amavo, ma adesso sono diversa”. E con tanta leggerezza lasci la chiesa in cui hai amato il Signore per tanti anni? “Ho scoperto adesso che la Parola di Dio mi dice cose che prima non capivo. Ho scoperto tante piccole bugie e me ne sto liberando”.
Questo delle bugie mi puzza. Risulterà che è il discorso delle immagini, che da parte degli evangelici di qua è un cavallo di battaglia contro la chiesa cattolica, forti anche del fatto che nell’afrocristianesimo caraibico esiste la santería simile a quella cubana, nella quale gli spiriti della tradizione vudú sono rivestiti delle apparenze dei santi cristiani, e quindi c’è tutta una religiosità sommersa che “lavora” con altari su cui si collocano decine di immagini di santi.
Provo a parlare a Ñaña dell’Eucaristia che adesso riceverà solo una volta al mese (quella chiesa per lo meno ha un ritmo mensile per la “santa cena”, altre chiese la celebrano una sola volta all’anno). Sembra che non le importi più di tanto. Le parlo del fatto che ha sempre vissuto in obbedienza al papa, non sa cosa rispondermi, ma si accorge che si avvicina (per caso?) una sorella della sua chiesa e mi mette a discutere con lei. Ho tagliato corto e me ne sono andato, con il sorriso sulle labbra e con l’amarezza nel cuore.
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Ci risiamo con i black-out lunghi. Ieri ci si sono scaricate le batterie dell’inversore. Era da un po’ che non succedeva. Si scaricano perché il black-out dura sulle dieci ore.
Stasera di nuovo. Oggi abbiamo avuto luce dall’una alle sette e mezza del mattino, e dalle otto e mezzo fino all’una del pomeriggio.
Dovrebbero essere dovuti al fatto che il petrolio è aumentato troppo e il governo non ce la fa a pagarlo.
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A Boca Chica arriviamo intorno alle 15; ho letto e mi hanno detto che è un luogo di peccatori e peccatrici.
È incredibile che il posto si presenti, almeno dall’accesso dove capitiamo noi, come luogo per famiglie: un pezzo di spiaggia grande quanto mezzo campo di calcio, giochi per bambini, venditori ambulanti carichi di salvagenti di tutte le taglie, per un mare la cui profondità non supera la misura di una tibia; verso destra la spiaggia diventa una lingua di sabbia compatta e dura, larga due metri e lunga qualche centinaio.
Penso che abbiamo fatto bene a preferire Juan Dolio, prima di tutto perchè qui non saremmo riusciti a fare il bagno, poi perché c’è più confusione; quanto al resto, non so.
Mi guardo intorno e penso a quando ero militare (purtroppo sono già passati quasi trent’anni): i miei amici volevano essere invitati a Genova con la promessa di accompagnarli in via Prè.
Non mi credevano quando dicevo che era un luogo di peccati trascorsi, sempre meno colorato e sempre più triste: poca e sgangherata sostanza, tanta leggenda, storie da sopravvissuti.
A Boca Chica staremo poco. Forse perché cerchiamo altro, troveremo solo qualche comparsa. E per fortuna, tracce di altre storie.
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Alla spiaggia di Juan Dolio si arriva percorrendo una superstrada ampia e veloce, una mezz’ora abbondante dopo l’uscita dal centro di Santo Domingo; a un certo punto si svolta a destra e ci si trova in un posto identico a tanti altri.
Almeno qui, i Caraibi, come aveva detto un tizio a proposito dell’Italia, sono un’espressione geografica: gli stradoni sono uguali dappertutto, quelli che corrono paralleli al mare fanno ancora più impressione.
Vedendo le palme, finalmente un sussulto: stiamo per entrare nella cartolina. C’è un bar-capanno, siamo i primi clienti, c’è anche una signora italiana un po’ volgare: chi l’ha detto che solo gli uomini fanno turismo sessuale? Dice che viene spesso. Buona vacanza.
Il posto è “telegenico”, ma non ridete se dico che la spiaggia di Arenzano, alla stessa ora, con la sabbia stirata dalla risacca non è meno attraente; in più, l’acqua sa di mare e il mare libera uno sapore di iodio che qui non riesco a sentire.
Il posto mi sembrerebbe finto se un recente ciclone non avesse seminato un po’ di danni, costringendo il titolare di un albergo a svenderlo nonostante sia in buone condizioni generali.
Da una villa ben protetta esce il guardiano e ci spiega che centomila dollari, qualcosa di più qualcosa di meno, bastano per comprare un posto da sogno come quello in cui sta facendo lavori di manutenzione.
Ci guardiamo intorno, tutti vendono qualcosa: un monolocale, un esercizio commerciale, una casa con piscina.
La spiaggia è maltrattata: rami, tronchi d’albero, arbusti: ma l’ha fatto il ciclone di metà luglio? “No, señor, è stato l’anno scorso”. L’anno scorso? Vabbè.
Tito gira a lungo, trova perfino una sorta di prato davanti al mare, ed è bello il gioco della telecamera, che sale dalle piantine alla classica panoramica sulle palme inchinate verso gli ombrelloni e le sdraio.
I ragazzi fanno il bagno, don Lorenzo va a fare la spesa per il pranzo (consumeremo ottimi panini), Francesco stupisce tutti con un formidabile cappellaccio a tesa larga e floscia: uno spettacolo che non mi avventuro a descrivere.
Milena non resiste alle ragazze haitiane che le propongono una testa di treccine, altrettanto la Benny: per lei (Milena aveva già concordato la tariffa) ingaggio una trattativa che vale uno sconto di 5 dollari e un’accusa. “Tu non sei italiano”, mi dice una delle parrucchiere.
Un po’ più in là Tito sta riprendendo una barca carica di pesce fresco; Francesco accetta l’invito di un venditore di noci di cocco e in pochi minuti abbiamo anche il dessert.
L’apertura delle noci è spettacolare, a colpi di machete, la lama che sfiora le dita che tengono il cocco, lui sicuro di sé e noi col fiato sospeso. Il conto è onesto.
La troupe (Francesco, Tito e io) dichiara finita la gita e parte per Boca Chica.
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Oggi pomeriggio primo incontro di formazione per i catechisti delle due parrocchie.
Io ho fatto quello di Santa Margarita, e Marcial quello della Divina Misericordia.
Abbiamo parlato della setta “Pare de sufrir” (smetti di soffrire), quella setta pentecostale che sembra una holding finanziaria. E poi ho presentato loro il tema che svilupperanno con i genitori dei loro bambini sabato 8 ottobre. È una chiaccherata semplice sui sacramenti, penso che i catechisti siano in grado di svilupparla bene. Comunque ho detto loro che in questa settimana si riuniscano per settore per analizzare in profondità e verificare che tutti l’abbiano capito bene.
Questi incontri con i genitori li faremo ogni due mesi, ho fiducia che ci aiuteranno a portare avanti meglio il catechismo!
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Ieri ho rivisto Suor Serafina!!!
Sono stata a trovarla al convento delle Suore Brignoline a Marassi. Sinceramente mentre l’aspettavo mi sono chiesta come potesse trovarsi una come lei in un luogo così silenzioso e raccolto, quando a Santo Domingo era sempre in mezzo al rumore e al calore della gente… Poi mi giro, la vedo correre verso di me con quel suo splendido sorriso di sempre e non mi sono più fatta tante domande.
Ci siamo sedute a un tavolo e abbiamo parlato tanto: mi ha raccontato della vita nella missione, della scuola e del centro nutrizionale che lei segue sempre con dedizione e amore. Io le ho un po’ spiegato quello che ho fatto in questi mesi, dei progetti che ci sono nella mia Parrocchia, nella mia vita… E come quando ero a Santo Domingo, anche ora la sentivo vicina a me come una mamma, è una persona che mi ha sempre rassicurato fin dal primo momento.
Poi mi ha detto una cosa che non vedevo l’ora di scrivere sul diario: nei mesi estivi sono stati donati alle suore di Genova sei pacchi colmi di vestiario nuovo (magliette, canottiere, pantaloni per bambini e adulti) insieme a roba da bagno e per la pulizia e Suor Serafina ha appena ottenuto il permesso di mandarli in Guaricano! A me è sembrata un’idea bellissima anche considerando il fatto che ci sono famiglie nel barrio così povere e numerose da non potersi permettere vestiti nuovi e Suor Serafina lo sa bene lavorando a stretto contatto con loro quando è al centro nutrizionale . Mentre me lo raccontava era felicissima!
Sabato prossimo c’è la festa della madre fondatrice delle Suore Brignoline, Santa Virginia e la suora mi ha invitato. Ci vado sicuramente e spero di incontrare anche Eugenia e Fiammetta, sarebbe l’occasione per conoscerle! Vi saprò dire anche qualcosa sulla spedizione dei pacchi, ok? Intanto vi saluto e vi porto l’abbraccio di pace di Suor Serafina che come al solito mi ha contagiata…!
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Al mattino te ne rendi conto: il maiale come urla quando lo ammazzano. Lo appendono a testa in giù e gli bucano l’arteria del collo, in maniera che muoia dissanguato.
Nel minuto che dura l’agonia urla a tutto spiano, o meglio, comincia urlando a tutto spiano, poi la voce si fa via via più flebile finché non si sente più.
Due o tre volte alla settimana partecipiamo a questo “lutto”, alle sei di mattina. Oggi poi ne stanno ammazzando una serie, tutti qui vicino a noi.
Eppure noi la carne di questi maiali di Guaricano non l’abbiamo mai assaggiata. La macellano all’aperto, sulla strada, tra la polvere e i cani, e la vendono su tavolini sudici di sangue di molte macellazioni.
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Alla riunione del clero della zona di stamattina tutti i preti abbiamo espresso preoccupazione per una nuova chiesa che è arrivata vicino a noi.
Si tratta della Iglesia Universal del Reino de Dios, ed è una denominazione “cristiana” nata in Brasile nel 1977 dal tronco pentecostale. Ha un sito anche in italiano, centroaiuto. In Italia si è rivestito dell’immagine delle nuove religioni senza corpo, molto soft e si direbbe new age, e lo stesso sito web è accompagnato da una musica dolce e suadente.
Invece qui, come in Brasile, l’immagine è quella della sanazione interiore. Il loro lemma dice Pare de sufrir, “smetta di soffrire”. Ai poveri oppressi da situazioni economiche e umane tremende offrono la guarigione interiore distribuendo, per molti vendendo, pietre del Getsemani, pezzi della croce di Gesù, olii da ungere alle foto dei propri cari. La cosa che più colpisce sono le rose di terrasanta, rosse per i problemi sentimentali, bianche per quelli familiari, gialle per quelli economici. Distribuiscono sacchettini di plastica da appendere dietro della porta della casa (ricordano le piante di sávila che qui si usano alla stessa maniera, cioè come amuleto).
E insieme a tutto questo chiedono soldi: la decima, ma non di quello che si guadagna, quanto di quello che si vorrebbe guadagnare, assicurando che Dio benedirà quelli che danno generosamente e li libererà da tutti i loro mali. Al contrario, una guarigione che non avviene è spiegata senza ombra di dubbio con una mancanza nel dare la decima.
Insomma, una azienda travestita da religione. Conforta questa interpretazione il fatto che in tutti i paesi ha ricevuto denunce forti per truffa, riciclaggio di soldi sporchi, ecc.
Stamattina abbiamo preso coscienza del problema, ma il mese prossimo manderemo a tutte le famiglie una piccola lettera mettendole in guardia da questo evangelismo di bassa lega e molti soldi.
Da varie settimane vari fedeli della mia parrocchia mi avevano avvisato di gente che va a quella setta e poi fa la comunione, e la cosa è veramente preoccupante, perché sembra che si facciano credere cattolici, e sfruttando la superstizione della gente attirano molti adepti.
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Gli uffici provvisori della Divina Misericordia sono quasi pronti. Manca il pavimento, le finestre, le inferriate. Il più è fatto.
Cándido tiene sette/otto persone a lavorare, le cose avanzano abbastanza alla svelta.
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Da qualche giorno Miguel, il direttore docente della primaria, viene a piedi a scuola.
Sembra che con gli ultimi aumenti della benzina il costo sia diventato insostenibile per lui.
Il problema è che mi arriva alle otto e mezza invece che prima delle otto. Ho chiesto a Matilde di parlargli, per evitare di richiamarlo io. Matilde mi ha spiegato che ha sua moglie mezza malata, e che deve fare vari lavoretti di casa prima di uscire. Vediamo se lunedì mi dice qualcosa.
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I miei allievi sono stati eccezionali: suor Cristina, suor Modesta, suor Blessila.
Ho spiegato loro un paio di cosette del gnome linux, che del resto è molto simile a un windows 98 o XP.
Se ce n’è bisogno continueremo i giorni prossimi.
Ho anche abilitato tutte e tre per scrivere qui sopra. Coraggio!!!
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Don Paolo mi ha appena dato la possibilità di scrivere qui…. sono emozionata….
Un salutone a tutti!!!!!
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Ogni giorno il corso di preparazione al matrimonio diventa più bello.
Si respira un’aria serena, docile, semplice. La parola di Dio, anche se è esigente, non spaventa, ma viene ricevuta con obbedienza e rispetto.
A differenza di altri corsi, queste coppie fanno un buon lavoro di studio dei passi biblici durante la settimana, e il risultato si vede nella ricchezza della condivisione.
L’équipe con cui stiamo facendo il corso si sta affinando sempre più. A volte mi cadono le braccia per errori madornali o perdite di tempo banali e inutili, o perché qualcuno dell’équipe non capisce un testo da proporre e dice cose che non c’entrano, ma so che non posso lamentarmi.
Marcial, al suo primo corso da diacono, fa dei bei passi avanti.
Adesso, con la divisione della parrocchia, dobbiamo chiedere al Signore che ci mandi altre coppie preparate per costituire due équipe, ognuna delle quali lavori nella sua parrocchia. E chissà che possano in futuro entrare a farne parte qualcuna delle coppie che adesso stanno facendo il corso.
La cosa è nelle tue mani, Signore Gesù!
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Stamattina abbiamo avuto la Messa d’inizio d’anno scolastico del liceo.
Rispetto a quelle della primaria è stata molto più ordinata, e tutto sommato la percentuale delle comunioni è stata molto più alta.
Ma continua a farmi tristezza, e al tempo stesso a mettermi voglia di lavorare, il vedere tanti, soprattutto maschi, che realmente non sembrano a casa loro in chiesa. Sembra proprio che alla messa non ci vadano mai: sguardi indifferenti, assenza di risposte alle acclamazioni liturgiche, non cantano.
Quello che fanno tutti è battere le mani. Viene spontaneo a un dominicano non appena sente una musica o una canzone ritmica. Ma da lì al lasciarsi coinvolgere nell’avventura della fede ce n’è del cammino da fare.
Alla fine mi sono “divertito” a dare un abbraccio a tutti. Di vari, di troppo pochi, sapevo il nome, e ho cercato di pronunciarlo, come per mandare loro il messaggio: mi ricordo di te. Della maggioranza, spero di impararlo presto il nome!
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Lunedì 25, ore 8.30.
Nella vecchissima Mitsubishi rossa con i sedili sfondati e il parabrezza con un buco dal quale si dipartono crepe identiche ai raggi del sole, Tito e io sprofondiamo più che altro sorpresi: questa ci mancava, ma è giusto provarla.
Diciamo la verità: a Genova, su una macchina così, non saremmo mai saliti. Non so se più per paura o più per vergogna. Il fatto è che da noi una macchina così potrebbe stare solo da un demolitore, qui sta onorevolmente nella media, fra le auto decenti dei benestanti e le carcasse arrugginite dei loro dirimpettai.
El chofer de confianza l’autista di fiducia trovato da don Paolo, guida con sicurezza in direzione di Juan Dolio, il posto che abbiamo chiesto di vedere e dove alla fine s’è deciso di fare un bagno, perché non si può tornare dai Caraibi senza aver assaggiato il mare e la spiaggia da cartolina.
La nostra guida è sempre Francesco. Sul pick up della missione c’è don Lorenzo: porta i ragazzi, per un giorno è gita anche per loro; Benedetta e Milena vogliono farsi fare le treccine.
Scopriremo che le ragazze haitiane fanno treccine in cambio di 20 dollari. Alla sesta cliente hanno guadagnato quanto in un mese il guardiano notturno conosciuto in cañada, quello che rischia la vita per difendere la stazione di servizio dall’assalto dei tiguere.
Un’altra conferma che le attività turistiche e assimilate viaggiano per conto loro.
Ci guardiamo intorno: gruppi di spazzine puliscono la strada (“Siamo in campagna elettorale”, ci spiega el chofer), il traffico è disordinato ma veloce, a ogni semaforo una dozzina fra ragazzi e adulti, uomini e donne, offrono qualunque cosa, dalla pulizia del vetro alle barrette di cioccolata, dalle bottigliette d’acqua ai sigari, dalle caramelle ai giornali.
Semaforo verde, siamo in seconda o terza fila; l’auto davanti a noi si sposta giusto in tempo per consentire al nostro autista di fare altrettanto, così evitiamo di travolgere la cosa che fa da spartitraffico.
La cosa è una persona. Un ragazzo di colore, avrà al massimo 25 anni.
Cammina sulle mani, aiutandosi con il moncherino della gamba sinistra, che spunta dai jeans tagliati corti. È amputata un po’ sopra il ginocchio. La gamba destra è più corta, dev’essergli stata amputata a metà coscia, forse anche più su.
Muovendosi con fatica, a ogni scatto di semaforo non fa in tempo a mettersi al sicuro, così rimane al centro della strada.
Chissà se si è abituato alle macchine che gli sfrecciano vicino alle orecchie, o se invece gli fanno ancora paura.
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Stasera al gruppo Ciempiés Rosanna e Kika hanno presentato una piccola conferenza sulla sessualità e le carezze intime.
Notevole l’interesse da parte dei giovani (che in realtà sono in maggioranza adolescenti).
Speriamo e preghiamo perché possano e riescano a mettere in pratica quello che hanno imparato. Con la erotizzazione spinta della vita di barrio non sarà facile! Di fatto tra ragazzi e tra ragazze si parla prevalentemente e quasi a senso unico di quello che uno ha fatto con il fidanzato o fidanzata. E poi, dopo il “matrimonio”, soprattutto gli uomini parlano continuamente di tutto quello che hanno fatto o che si inventano che hanno fatto con la moglie e le altre donne.
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Con un po’ di fatica abbiamo riiniziato la pastorale familiare della parrocchia.
Dei 5 settori di Santa Margarita ce n’erano solo 3 (più del 50%, wow!). Abbiamo chiaccherato per un’oretta, e ho cercato di spiegare il lavoro che avevo in mente:
- Essere espressione della attenzione alla famiglia di tutta la parrocchia.
- Visitare e motivare le coppie che hanno fatto il corso di preparazione al matrimonio e poi non si sono sposate.
- Visitare pure le coppie sposate che si sono allontanate dalla chiesa.
- Preparare la liturgia e le attività di novembre, mese della famiglia: un ritiro per coppie e una conferenza per coppie.
- Preparare la festa della famiglia dell’ultima domenica di dicembre
Ho visto entusiasmo in queste tre coppie, e sono sicuro che il lavoro inizierà con entusiasmo.
Grazie, Signore!!!
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Con la parrocchia di Santa Margarita abbiamo comprato un duplicatore digitale. È costato 55,000 pesos (quasi 1,600 euro), di mezz’uso, un modello di un anno fa. È un Riso CR1610
Dovrebbe permetterci di risparmiare un bel po’ di soldi, soprattutto con le circolari della scuola, le lettere mensili alle famiglie e i volantini vari della parrocchia.
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Da oggi la riunione degli animatori di comunità di base la facciamo sdoppiata: alle quattro a Betania per gli animatori di Santa Margarita, alle cinque e mezza nella cappella del Barrio per gli animatori della Divina Misericordia.
Io faccio la riunione in Betania, Marcial partecipa anche lui e dopo fa l’altra.
Sembrava che non ci fosse quasi nessuno alla riunione delle quattro. Ma ho approfittato per dire loro che dobbiamo impegnarci a motivare ognuno un animatore nuovo. Molti di quelli che fanno gli animatori oggi hanno cominciato così!
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Robert è un giovane padre. È cresciuto praticamente in casa di Marcial, che lo considera quasi come un figlio. Nel tempo libero dal lavoro fa l’elettricista per arrotondare il magro stipendio.
Una settimana fa andava con il motorino a far benzina, verso le dieci di sera. Già vicino al distributore, il motorino gli si è fermato, ed ha dovuto continuare spingendolo a braccia.
Dall’altra parte della strada gli sono arrivati tre ragazzi, i quali l’hanno visto in difficoltà e si sono avvicinati. In pochi istanti tre pistole minacciavano Robert. L’hanno portato un po’ più in là, gli hanno fatto tirar fuori tutto quello che aveva, e l’hanno lasciato steso in terra, grazie a Dio senza fargli niente. È rimasto in un istante senza motorino e senza i ferri da elettricista.
Per fare la denuncia non è stato facile: doveva consegnare i documenti del motorino. Purtroppo erano anch’essi tra quello che gli avevano rubato.
Così Robert ha cercato dei ragazzi che vivono vicino al luogo del misfatto, ragazzi conosciuti da lui perché erano insieme a scuola. Gli ha promesso duemila pesos (circa ottanta euro) se gli avessero dato informazioni sul suo motorino.
Due giorni dopo Robert sapeva dov’era il motorino. Così è andato dalla polizia, e per altri mille pesos glielo sono andato a “prendere”. Così adesso può muoversi di nuovo con facilità, cosa vitale per il suo lavoro.
Certo che a me rimane una domanda: chi erano i veri ladri? quelli che gli hanno portato via il motorino? quelli che sanno dove altri ladri nascondono quello che rubano (devono essere del mestiere anche loro)? i poliziotti?
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Dalla cañada alla parrocchia di Santiago el Menor, purtroppo chiusa (causa orario) e allora di nuovo alla cañada, ma da un altro lato e con un percorso che ci offre uno spaccato diverso della realtà dominicana.
Un movimento oltre una grata attira la mia curiosità. Mi avvicino e scopro un panificio semi-industriale: una fila di carrelli alti due metri e pieni di lame a loro volta piene di panini, uguali a quelli che si vendono dappertutto. Saranno migliaia.
Guardo meglio nel buio e vedo un certo numero di bambini, non distinguo che cosa facciano. Uno di loro si affaccia, domando il permesso di fare qualche ripresa, lui va a chiedere a qualcuno. Sento una voce d’adulto che dice di no.
Proseguendo precipitiamo in una scena da film anni ’50.
Frammento di paese, la strada che si apre in due, divisa da un muro largo tre metri; al centro del muro un ragazzino con la mazza tipo baseball aggredisce qualcosa che somiglia a una palla, la colpisce e parte come un proiettile per conquistare la base. Uragano d’entusiasmo.
Un secondo ragazzo, più grande d’età e di statura, si accorge della telecamere e chiede di essere ripreso. Tito fa cenno di sì, lui però non riesce a prendere una palla buona. Poi finalmente l’azzecca e fa quel che deve, ma scatta solo dopo essersi accertato che Tito l’abbia visto.
Altro uragano d’entusiasmo.
Improvvisamente ricordo che nelle pagine sportive del quotidiano che ho visto in missione, prima di pranzo, non avevo trovato una sola riga dedicata al calcio; io stesso ho visto solo baseball, pallavolo e basket. Niente calcio, neanche per sbaglio.
Per ogni cosa c’è sempre una prima volta; questa non mi è dispiaciuta.
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Da oggi anche Lorenzo lavora con linux, più precisamente con Ubuntu. Risponde alla posta e a volte legge il giornale.
Il “suo” computer lo usa anche Francesco per leggere i giornali italiani. Spero che prima o poi faccia qualche lavoretto anche su wikipedia.
Ieri ho installato linux, è stato veramente facile. Ci mette qualche mezz’ora per spacchettare tutto il software da installare, ma poi funziona alla prima!
Bravi quelli che l’avete fatto: Mark Shuttleworth e i suoi ragazzi!
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Oggi pomeriggio con le comunità apostoliche del settore Emmaus abbiamo celebrato l’Eucaristia.
Con calma, senza guardare l’orologio, ho cercato di rendere vivo e partecipato ogni momento della messa: l’accoglienza, la richiesta di perdono, l’omelia, la preghiera dei fedeli, il ricordo dei morti, il segno di pace, il ringraziamento dopo la comunione, l’impegno prima di salire.
Mi sono sentito bene con loro, anche se alcune comunità hanno dei problemini: vari membri partecipano poco o mostrano poco interesse.
Durante la messa appunto ho dovuto lottare per non farmi prendere da questi pensieri, che sono quelli che rendono triste anche me, e che quindi trasmettono depressione ai presenti. E so per esperienza certa che quando cerco di vedere il lato positivo e l’impegno della gente vengono fuori cose meravigliose.
Anche il settore Emmaus può vivere con più profondità il vangelo. Già da oggi!
Grazie, Signore!
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Il pomeriggio del ritiro me lo sono passato a confessare. Non molte persone, e più direzioni spirituali che una confessioni.
L’ultimo momento del pomeriggio, prima della messa, è stata la condivisione su quello che il ritiro ha dato ad ognuno.
Ne sono venute fuori cose belle, quasi tutti hanno parlato.
Le persone che si erano allontanate dalla comunità apostolica sembravano intenzionate a ritornare.
Da parte loro, Teófilo e Águeda hanno fatto un buon lavoro, positivo, e hanno conquistato tutti i presenti!
Sembra che il ritiro ha dato frutto!
Grazie, Signore!
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…un “QUI” che vorrei fosse il barrio El Guaricano e che invece viene da Genova Pegli.
Indovinate un po’? Sono proprio io, Lara.
Vi assicuro che scrivere dal portatile sul tavolo di casa con luce costante e nessuna zanzara malefica che mi tedia mi fa davvero strano… Per non parlare del caldo umido che quasi mi manca…
Da quando sono tornata non c’è giorno ch’io non pensi all’esperienza vissuta in missione e che non legga il diario; a questo proposito devo ammettere che ultimamente saranno gli articoli di “sbobinando” o gli accenti azzeccati di Don Paolo (dovete sapere che me li ha sempre corretti lui…), ma a me leggendo viene voglia di ripartire all’istante.
Mi sa però che per ora io debba restare “QUI” e nel frattempo scrivo.
Lo sapete che fine ha fatto Suor Serafina? Io è una settimana che cerco di rintracciarla ma ho saputo che torna a Genova domani da Lourdes. E anche questo fa parte della missione… no perché lei la missionaria la fa sempre e quindi anche nel periodo di pausa dalla missione in Repubblica Dominicana. Sicuramente una persona bella così non ha bisogno di ulteriori parole, non vedo l’ora di riabbracciarla! Ovviamente mi piacerebbe anche farle conoscere la mia città, il mare,… e le farei vedere dove vivo, la gente del mio quartiere e la mia Parrocchia. Con Don Mario siamo già d’accordo di invitarla una domenica alla Messa dei bambini perché possa raccontare insieme a me la sua esperienza nella missione: sono sicura che ne sarà entusiasta, lei adora stare con i piccoli… Inoltre vorrei organizzare un incontro con la mia classe di catechismo e con il gruppo degli anziani, quindi presto vi saprò dire!
Anche perchè come dice Don Paolo la missione è ovunque ti trovi, a Santo Domingo come anche nella tua città…
…solo così il “QUI” di prima può essere generalizzato e ha un senso…
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Alla messa dei giovani di stamattina hanno inaugurato la batteria nuova.
Il tipo che la suona è veramente in gamba, devo solo lavorarlo ancora un po’ perché adatti il volume alle voci.
Però il risultato è fantastico. È tutta un’altra cosa!
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Oggi si svolge un ritiro di calientamento, “riscaldamento”, traduzione letterale, ma che in italiano non rende.
Abbiamo invitato a farlo quei fratelli e sorelle che dopo il ritiro di evangelizzazione si sono mezzi allontanati (qui si dice enfriados, “raffreddati”).
Insieme a loro abbiamo invitato i responsabili di tutte le comunità apostoliche, in maniera che ricevessero un di più per continuare il loro lavoro, che è impegnativo.
Sono in tutto quasi ottanta, stamattina ne ho confessato qualcuno e oggi pomeriggio continuo con le confessioni.
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Stamattina alla Divina Misericordia avevamo il battesimo di un uomo anziano semiparalizzato.
Non parlava, ma mi ha commosso che quando è stato il momento delle domande che gli si fanno sulla fede, sulla rinuncia al peccato, sul battesimo che vuole ricevere ha tirato fuori dei suoni mezzi confusi ma che si interpretavano chiaramente come dei sì pieni di fede.
Non gli ho dato la confermazione e l’eucaristia perché sembrava avesse bisogno di ancora un po’ di catechesi, e anche perché non è ben definita la situazione del matrimonio.
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Tentativo d’intervista.
Dico tentativo perché si vede a occhio quando non c’è speranza: la ragazza dallo sguardo perduto sta proprio pensando ad altro.
Le chiedo della bambina. “Ha quindici giorni, si chiama Liliam”, risponde senza cambiare espressione.
La bimba è un angioletto infilato in una tutina rosa, la testina è protetta da una cuffietta bianca con disegnini di frutta.
La donna anziana ci spiega che la ragazza è preoccupata da un gravissimo problema: la bambina più grande (quella seduta accanto alla mamma), da un mese ha smesso di camminare.
Che cosa è successo? “È caduta dalla sedia e ha battuto la schiena”.
All’ospedale che cos’hanno detto? “Non ce l’hanno portata: la famiglia non ha i soldi”.
Come, la famiglia non ha i soldi: ne servivano così tanti? “No, ma la famiglia è così povera che non ha potuto nemmeno far visitare la bambina”.
Così la piccola rimane lì, senza nessuna cura. Magari bastava poco.
Prova a guardarla Orietta, che è infermiera e come minimo sa come toccarla. Ma che può fare?
Ci chiamano dalla baracca di fronte.
Da una porta di lamiera sbucano una ragazza e una bambina, in un attimo arriva un giovane con la voglia di farsi intervistare: è il terzo (o il primo) membro della famiglia, fa il guardiano di notte a un distributore di benzina.
“È un lavoro pericoloso – mi dice –soprattutto perché è proprio di notte che i tíguere fanno le loro scorribande nel barrio. Sparano, ammazzano anche”.
Hai paura?, gli chiedo. Sorride: “Non posso avere paura: è un lavoretto, ma è l’unica cosa che sia riuscito a trovare”.
Ti pagano bene? “Quattromila pesos al mese”. Centoventi, centotrenta euro, se ho contato bene.
E così adesso sappiamo il valore di una vita nella bella Repubblica Dominicana.
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Stasera sono proprio stanco, cerco di andare a dormire presto.
Eppure non ho fatto niente di particolare per stancarmi, forse un po’ di sonno arretrato e probabilmente l’indebolimento per un parassita che mi sembra di avere di nuovo.
E c’è anche il caldo, che da qualche giorno è abbastanza forte, si suda parecchio e devo bere vari litri di acqua al giorno.
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Siamo ancora nella cañada.
Dice Francesco: “Peccato non ci sia don Lorenzo, lui questa zona la conosce benissimo”. Carmen e Orietta si guardano intorno sconcertate.
Penso a Milena, Eugenia, Benedetta, Fiammetta e Simone che sono rimasti coi loro coetanei della parrocchia di Amparo, per la sfida a pallavolo: questa sì che sarebbe stata un’esperienza da riportare a Genova, per raccontarla ai loro amici di Castelletto e Bolzaneto.
Penso ai giovani e giovanissimi immigrati che periodicamente vengono scoperti fra i resti della Mira Lanza di Teglia o fra le macerie di qualche altro rudere dell’archeologia industriale genovese.
Giriamo fra casette rivestite di lamiere cascanti, pezzi di legno come pareti, alberi di cocco che spuntano ovunque e almeno danno un poco di ristoro.
Davanti a una baracca c’è un quadretto dominicano che stringe il cuore: su una sedia bianca di plastica è seduta una bambina di un anno, porta solo una collana di palline colorate ed è immobile, accanto alla mamma seduta su una sedia identica e con una bimba piccolissima in braccio.
È una mamma giovane, con lo stesso sguardo senza espressione della figlia maggiore.
È vestita senza passione: gonna azzurrina che in realtà potrebbe essere l’orlo di una sottana, camicia da uomo a rettangoli grigi disposti in verticale, in testa un berretto con la visiera dal quale spunta un fazzoletto rosso con disegnini bianchi.
Accanto a loro c’è una signora che direi anziana, ma probabilmente non supera (o supera di poco) i cinquanta.
Gente della Canada, scrivo sbobinando.
Quando mi accorgo dell’errore mi scappa un sorriso amaro: “Avevo una casetta piccolina in Canadà…”.
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Sono stato stamattina in tipografia a ritirare la “lettera alle famiglie” di settembre.
È sul tema dell’educazione/istruzione: soy más cuando me educo, “valgo di più quando mi educo”.
C’ho messo la testimonianza della mia comadre Maribel, che a 35 anni si è rimessa a studiare: ha ripreso da una prima media, ha poi fatto tutto il liceo, e adesso si iscrive all’università.
Tutte le famiglie vengono invitate lì a fare una riunione familiare per parlare delle loro esperienze scolastiche.
E il piano pastorale diocesano prevede pure per questo mese che i cristiani di ogni settore della parrocchia si avvicinino ai centri educativi presenti sul loro territorio per entrare in contatto con le comunità educative.
Si profila un lavoro molto interessate!
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Da una settimana hanno fatto il tetto degli uffici-casa canonica della parrocchia Divina Misericordia.
Adesso stanno intonacando, l’idraulico e l’elettricista stanno installando tubi e fili.
Sta venendo un bel lavoro: ufficio della segretaria e del parroco davanti, non molto grossi; in mezzo una sala grande dove possono sedersi una trentina di persone; dietro la stanza del futuro parroco e il suo bagno.
Penso che in meno di un mese dovrebbe essere terminata. Ho già comprato le piastrelle, in fabbrica, a prezzo la metà di quello che si pagano nei negozi.
Prima che i lavori finiscano devo pensare chi metterci di segretaria.
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L’incontro di formazione del pomeriggio verteva sui sacramenti.
Ho fatto una panoramica generale, e dal prossimo incontro comincerò a trattare il battesimo.
Alla fine ho chiesto che tutti dicessero qual è il sacramento che piace loro di più. La maggioranza hanno detto il battesimo, perché ci fa figli di Dio.
Altri hanno parlato del matrimonio, qualcuno anche con la nostalgia di non averlo potuto ancora celebrare.
Mi è piaciuto troppo il clima bello che c’era!
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La riunione di stasera della Commissione Parrocchiale di Pastorale Giovanile mi ha riempito di gioia.
Otto giovani, ahimé, tutte ragazze (l’unico ragazzo non può continuare per impegni di studio e lavoro), ma piene di vita e di entusiasmo. E anche con una discreta preparazione e un buon livello di vita di chiesa.
Tra le altre cose abbiamo programmato la settimana giovanile per l’inizio di dicembre, varie gite per ragranellare i soldi della batteria, un ritiro per fidanzati, e altre attività minori.
Arlín e Virginia si sono impegnate a far nascere un nuovo gruppo giovanile nella parrocchia nuova. Brave, ragazze!!!
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Stamattina ho ripreso la formazione del personale della scuola.
Con l’aiuto del Signore, la continuerò ogni quindici giorni.
Di mattina sarà sulla Bibbia: chi l’ha scritta, i vari tipi di libri, le lingue, la cultura, ecc.
Di pomeriggio comincio oggi pure, e lo farò sui sacramenti.
L’argomento di stamattina è risultato ben interessante, riguardava il canone biblico e la maniera in cui si è formato.
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Ora capisco perché Juan mi aveva chiesto di aspettare: voleva rendersi presentabile prima dell’intervista.
Infatti s’è presentato indossando una bella camicia di cotone pesante, tipo jeans, con quadrettoni davanti.
È sul metro e settantacinque, faccia rotonda, baffetti morbidi. La voce è piena, il tono misurato.
Dice: “Qui abitano persone molto povere, in condizioni che hanno dell’incredibile. Guardate la cañada, il problema igienico è gravissimo: nella fogna si scaricano feci e tutti il resto”.
Mi guardo intorno. Respiriamo la puzza della fogna. Come fanno a viverci?
Mi viene in mente il fiume nero che divide in due la favela di San Josè a Belo Horizonte, in Brasile: quando la vidi, mi colpì la presenza dei maiali e il lento scorrere dall’alto in basso dell’acqua fetente, una ruga maleodorante in una montagna di spazzatura e umanità ferita.
Qui l’acqua fetente attraversa un tratto pianeggiante girando intorno ad alberi che sarebbero bellissimi, e a tratti si apre in squarci di natura che chissà cos’era prima che la cambiassero.
Vedo un giovane al lavoro fra il fiume e il retro della sua casa, sta rinforzando un argine che le ultime piogge hanno indebolito.
Dice Juan Reyos: “Il pericolo di contaminazione è enorme, è stata la povertà a creare questa situazione. Non possiamo difenderci. Non so quanti siano gli abitanti, ma so che la maggior parte non ha di che mangiare e non lavora”.
Mi hanno detto che abitare qui sarebbe proibito.
“Non abbiamo un altro posto. Però abbiamo la speranza che le cose possano migliorare, che le autorità ci aiutino”.
Insisto: vi hanno promesso qualcosa?
La risposta è un capolavoro di educazione: “So che un gruppo di abitanti è andato al Municipio, ma non ho ancora avuto occasione di vedere qualche risultato”.
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Sto valutando se comprare un duplicatore digitale.
Ho ricevuto tre offerte, tutt’e tre per 60,000 pesos (circa 2,000 euro).
Devono portarmeli per vederli, dopo deciderò se prenderlo e quale.
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Il Corso di Preparazione al Matrimonio sta prendendo una bella piega.
Stasera in vari si sono sbottonati, spiegando che erano ubriaconi ma che sono riusciti a cambiare, qualcuno per i mal di testa, qualcuno per amore al Signore.
Si respira un clima bello, fatto di amicizia, di confidenza, di fiducia reciproca.
Grazie, Signore!
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Stasera abbiamo avuto la riunione di avvio della catechesi di giovani e adulti.
I catechisti sono meno dell’anno scorso: tra i catechisti giovani c’è chi lavora e non può più, altri vorrebbero ma non sono maturi, e c’è chi deve ancora fare la cresima.
Anche tra i catechisti adulti ho pensato lasciare a casa qualcuno che francamente non ha i numeri.
L’argomento più vivo, nella riunione, è stato quello delle condizioni per il battesimo degli adulti. Il Concilio Dominicano ha stabilito che quando convivono (qui si dice che sono amancebados, sarebbe come dire “arragazzati”), che sono il 98% della popolazione, devo prepararsi insieme al battesimo e al matrimonio, e celebrarli praticamente insieme.
Praticamente ciò rende quasi impossibile battezzare un adulto, perché, ammesso che il catecumeno (normalmente sono le donne) si voglia sposare, la maggior parte delle volte il marito non ne vuole sapere.
Tra i preti c’è chi lo applica più rigidamente, come faccio io da due anni a questa parte, c’è chi non si preoccupa troppo della cosa, e chi considera che il battesimo è un diritto e quindi battezza tutti quelli che glielo chiedono.
Di fatto una riflessione teologico-pastorale seria non può non tenere in conto che la convivenza, anche se non è voluta direttamente, è comunque una situazione di peccato, da superare prima di arrivare al battesimo.
Alla stessa maniera che i conviventi non fanno la comunione (e qui nessun prete gliela dà), per la stessa ragione non gli si può dare il battesimo.
Cosa significa quella frase che parla del fatto che la convivenza “non la si è voluta direttamente”? Significa che qui c’è molta gente che ha iniziato a convivere per cultura, e solo dopo si è resa conto che avrebbe dovuto fare altrimenti. E vorrebbe sposarsi, ma il coniuge non è maturato alla stessa maniera e quindi non se ne può fare niente.
Sono situazioni che richiedono molta preghiera, e, da parte dei catechisti, molta sapienza pastorale, per non scoraggiare gente che ha un sano desiderio di fare un cammino cristiano, anche se non è ancora in condizione di ricevere i sacramenti.
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Buongiorno, mi chiamo Lorenza e sono diParma. Ho 36 anni e il mio desiderio è poter fare qualcosa di utile. Sto pensando seriamente di trasferirmi con il mio compagno e la nostra bambina Sofia di 8 anni, a Las Terrenas. Ho alcuni contatti sul posto ed è per questo che in agosto volevo partire per avere maggiori informazioni. Sono molto interessata al discorso della scuola e del progetto d’insegnare l’italiano ai bambini, ed ho già preparato una valigia con del materiale (penne, quaderni, libri e vestiti).
Vi chiedevo se potevo essere utile in qualche modo e come mettermi in contatto con la persona che già se ne sta occupando.
Vi lascio anche il mio numero di tel. 329 2817727
Grazie