Juan Reyes si è andato a cambiare per fare l’intervista.
L’avevo incontrato sulla scaletta ripida che dalla strada scende nella distesa di baracche lungo la cañada, la versione dominicana delle favelas che ho visto in Brasile; lì (in Brasile) sono impenetrabili a meno di essere accompagnati da persone credibili e conosciute, c’è da farsi ammazzare.
Per non correre rischi, prima di scendere avevo cercato qualcuno con cui parlamentare.
Juan Reyes era in jeans e canottiera, davanti alla prima baracca; mi aveva chiesto in inglese se avessi bisogno di qualcosa, gli avevo risposto che volevo notizie su questo luogo.
È un posto che fa impressione: baracche su baracche lungo un fiume putrido; vedo bottiglie di plastica squarciate, resti di un bambolotto, avanzi di pneumatici; sacchetti lacerati appesi ai rami degli alberi lungo il canale danno la misura del livello dell’acqua nei giorni di piena.
Sacchetti e altri detriti arrivano a due metri, significa che le baracche vengono invase da schifezze d’ogni genere.
Aspettando Juan mi guardo intorno. Da una casetta graziosa, pareti rosa carico con piccole finestre verdi, esce una giovane signora in canottiera rosa, con un bel sorriso aperto.
Signora, non è pericoloso abitare qui?. “Certo che è pericoloso, ma siamo poveri e non possiamo comprare casa da un’altra parte. E allora siamo costretti a restare nella cañada: quando piove stiamo in pericolo”.
È già successo. Succede ogni volta che piove: la fogna si gonfia fino a tracimare, come fanno i piumi in piena.
Chi ha mai visto la piena di una fogna?
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Ancora la storia delle scarpe, perché non mi va giù.
Percorrendo la via che dalla parrocchia di Amparo porta a una favela che si sviluppa due metri sotto il livello della strada (e dove andremo fra poco), vedo altre scarpe penzolare dai fili della luce.
Tito stringe su queste tracce di vite appese. Dondolano mosse dal vento. Sembrano bandiere a mezz’asta. Penso a come utilizzare queste immagini.
Viste così sono terribili, sembra di vedere degli impiccati.
Forse è la mia immaginazione, ma non posso non vedere come gli aquiloni e le scarpe siano i due capi di un identico filo: c’erano bambini che giocavano con gli aquiloni e poi sono finiti appesi allo stesso modo.
Francesco, succede spesso? “Sì, mi hanno detto che sono 250 i giovani che ogni anno muoiono i questo modo, in un tiroteo con la polizia”.
Quindi ci sono 250 paia di scarpe in più, appese quest’anno? “Penso proprio di sì”.
Come dire: un morto ogni 36 ore, un funerale ogni giorno e mezzo?
“Già. Si vedono tante candele accese lungo le vie che il ragazzo frequentava. Candele accese e scarpe appese esprimono la protesta contro i metodi della polizia: non è detto che tutti i giovani uccisi fossero tiguere, molte volte basta non ubbidire a un alt per essere colpito a morte”.
Per diventare scarpe appese? “Per diventare scarpe appese, sì”.
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Il pomeriggio l’ho passato comprando la ceramica per gli uffici della parrocchia Divina Misericordia.
L’ho trovata in fabbrica a 150 pesos il metro, contro i 250 che si paga nei negozi di grossisti.
Tutto fa, visto soprattutto il fatto che questi uffici li facciamo con i soldi che danno i nostri fedeli.
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Oggi ho mandato al distretto scolastico la richiesta di sostituzione di Carlos.
Vediamo se la portano avanti o se la mettono nel cassetto!
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Stamattina ho fatto un passo in più per sostituire Carlos, il maestro che ha abbandonato il lavoro, ma ho scoperto che è meno facile del previsto.
L’impiegata del ministero dell’educazione mi ha richiesto di passare per il distretto scolastico, i quali hanno sempre dato l’idea di non volerlo licenziare.
Così domani faccio la richiesta via distretto, vediamo cosa succede.
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Sono stato alla scuola serale stasera, e ho visto qualcosa di bello: gli iscritti sono già un centinaio (l’anno scorso in tutto l’anno se ne sono iscritti solo 67), e quando sono passato per le classi ho visto tutti impegnatissimi a copiare una lezione dalla lavagna.
Ieri sera c’è stato un problema, ma dovuto a uno studente che era con noi l’anno scorso. È saltato dentro scavalcando il muro, con l’intenzione di provocare uno studente. È poi uscito, ma per aspettarlo fuori. Così Germania ha dovuto chiamare la polizia, che ha provveduto a portarlo dentro.
Non sembra, ma di sera ci possono essere facilmente dei problemi. Sono contento perché Germania sta acquistando grinta, e mi sembra che abbia imparato a dominare la situazione.
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Un bambino perse il suo aquilone che si impigliò nei fili della luce.
Un ragazzo perse le scarpe che si impigliarono nei fili della luce.
Dove sta lo sbaglio?
“Le scarpe appese sono un segno di protesta”, dice Francesco. Cioè? “Sono stati gli amici di un ragazzo ucciso dalla polizia”. Un ragazzo? “Sì, un membro di qualche banda”.
Qui soprattutto di sera è tutta una guerra di bande. La gente normale sta a casa, il barrio diventa territorio di caccia dei tiguere, li chiamano così.
Sono pericolosi? “Molto pericolosi”. E le scarpe? “Sarà andata così: una sera è arrivata la polizia e c’è stato uno scontro a fuoco, oppure più semplicemente gli hanno sparato per chissà quale ragione, non sempre quelle che succede ha una spiegazione lineare”.
Resta la testimonianza. Le scarpe appese urlano la protesta degli amici del morto. Dicono che secondo loro qui è stata fatta giustizia sommaria. Non ne sappiamo di più.
Lungo la strada fra Las Terrenas e Samanà vedremo una decina di paia di scarpe appese nello stesso punto.
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Pomeriggio a spasso, vediamo che cosa troviamo. Vediamo se è vero che basta uscire per inciampare nelle notizie: l’ho sempre detto, a volte lo ripeto come se fosse una formula magica.
Ci guida Francesco, un genovese che passa qui buona parte dell’anno. “Sono in pensione, dopo una vita passata in mezzo ai numeri”, racconta.
Lavorava all’Inps (o alla Banca d’Italia?, ndr), anche in missione continua a occuparsi di conti, per esempio quelli della farmacia: “È una formidabile risorsa per la gente del barrio – mi spiega: qui tutto è a carico del paziente, le medicine costano molto, a volte i prezzi sono impossibili. Da noi si possono comprare risparmiando almeno il trenta per cento”.
Non gli chiedo come ciò sia possibile perché la mia attenzione si sposta sull’uomo che sta abbassando la saracinesca, neanche a farlo apposta, di una farmacia. Una gran bella farmacia, a giudicare dalle tre grandi serrande in fila: faranno non meno di cinque-sei metri di vetrine.
L’uomo lavora con calma, posizionando enormi lucchetti e facendoli scattare; poi controlla che siano ben chiusi, sotto gli occhi attenti della signora che gli sta al fianco, alta e bella, vestita con sobria eleganza: maglietta con ampia ma misurata scollatura, giacca beige di buon taglio sopra pantaloni scuri, capelli ramati divisi in mezzo e raccolti da un bel fermaglio.
Lui indossa pantaloni chiari di taglio classico, la camicia azzurra a maniche corte è bene infilata nei pantaloni; se la portasse fuori dai calzoni, la camicia nasconderebbe la pistola infilata nella cintura, ma è chiaro che la pistola, canna d’acciaio e calcio zigrinato nero, è lì per essere vista.
E io un farmacista con la pistola non l’avevo mai visto.
Fossimo a Genova, non mi avrebbe neanche risposto. Io stesso forse non gli avrei neanche fatto la domanda: “Señor, ¿por qué usted tiene la pistola?”.
Come si fa a chiedere a uno con la pistola nei pantaloni come mai tiene la pistola nei pantaloni? A volte si fa. E poiché a Santo Domingo la gente ha la cortesia di rispondere, anche il farmacista con la pistola interrompe le operazioni di messa in sicurezza del suo negozio e mi risponde: “Perché dobbiamo difenderci, non abbiamo alternative”.
Da chi?, gli chiedo, giusto per costruire uno spazio di dialogo. “Dalle bande di delinquenti che infestano le nostre strade”, spiega con garbo, senza alzare la voce.
I suoi trisavoli dovevano essere schiavi portati dall’Africa, chi è venuto dopo s’è incrociato con gente arrivata dall’Europa. Lui è un mulatto piuttosto chiaro, ha i capelli cortissimi e bianchi, porta occhiali senza montatura e stanghette piatte d’oro, è sul metro e settanta, robusto.
Vede le nostre facce perplesse. E domanda: “Quanta polizia ha visto in giro?”. In effetti non molta, ma sono le quattro di domenica pomeriggio e non è che la polizia possa andare dappertutto. “Qui se ne vede poca, mentre di delinquenti se ne vedono tanti”.
Guardo la pistola: le è mai capitato di doverla usare? “No, finora sono stato fortunato”. Chissà se è vero.
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Il ministero dell’Educazione ci ha assegnato una televisione da 14″, l’ho ritirata stamattina.
Speravamo fosse un po’ più grande, ma, come si dice, a caval donato non si guarda in bocca.
Grazie, Signore, grazie, Ministero dell’Educazione.
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Stasera è partita Sandra.
È stata con noi quasi un mese, dando una mano forte a Lorenzo in cucina, e mantenendoci tutti allegri.
Ha una comunicativa bellissima. Nonostante non sapesse lo spagnolo ha imparato qualche parola e all’occasione si è fatta capire.
Brava, Sandra!
Speriamo che tu possa tornare!
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L’amore é un’ottima… ragione! per fare cose che altrimenti non faremmo!
Si va a Duquesa! Missione impossibile? Nemmeno per sogno!
Armati di “fede-speranza-caritá”, don Paolo, il gruppo “scelto” della parrrocchia ed io ci imbarchiamo alla volta di Duquesa, quartiere degradato al cui lato la città di Santo Domingo deposita la spazzatura!
Aiutare la gente di Duquesa a scoprire l’amore di Dio: è questo quello che si sono proposti i missionari. Qui tutto acquista maggiore importanza perchè capire richiede un impegno maggiore!
Voglio assorbire questi momenti: la luce del sole, il lungo viale e le povere case in lamiera e muratura, macchine arrugginite, bambini e un vecchio che legge la bibbia, a cavallo di una sedia, davanti all’ingresso della… cappella! Anche il cattivo odore di Duquesa resterá tra i miei ricordi più… preziosi, perchè no?
Fuori è già buio, una luce fioca illumina la sala, i canti e la preghiera hanno ripreso vigore. Siamo stanchi, accaldati, ma teniamo duro!
Una mamma e la sua bambina vestite di rosa si sorridono teneramente, un bambino si affaccia alla porta e lo saluto.
A un certo moemnto la responsabile della preghiera, che è una signora attempata poco stabile emozionalmente, si arrabbia con la signora vicino a lei perché le è sembrato che l’abbia interrotta nel leggere un salmo.
Verso le sette e mezza cominciano ad arrivare i missionari, che stanno terminando il loro giro porta a porta. Alle otto ci siamo finalmente tutti, concludiamo la preghiera con il Padre Nostro e don Paolo impartisce la benedizione.
Stanchi ma felici rientramo in Guaricano. C’è stato solo il piccolo inconveniente che alla guagua gli si sono bucate due gomme posteriori tutt’e due insieme. Ma non c’era da preoccuparsi, come dimostra il fatto che i missionari per l’occasione si sono messi a cantare a squarciagola.
È stata un’esperienza che mi ha toccato. Mi ha fatto sentire fuori misura ma mi ha dato forza. Mi sento più “carica”.
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Ahimé, i capi della nazione di Duquesa non sono venuti alla messa.
Hanno dato una mano per preparare, hanno prestato amplificatore e casse, hanno portato le sedie, e poi se la sono squagliata.
Ho domandato a Sánchez se sapeva il perché. Mi ha risposto: “Padre, lei non li conosce ancora…”
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Abbiamo appena finito la missione di Duquesa: per due sere e una mattinata siamo andati a portare un messaggio porta a porta, e stamattina abbiamo concluso con la messa.
Sapete la ragione della missione: Duquesa ha nel suo seno una nazione. L’hanno impiantata dei giovani uomini sui trent’anni, imparando a formarla nel carcere della Victoria.
Nella visita la gente di Duquesa è stata molto attenta come sempre. Personalmente ho potuto visitare quattro chiese evangeliche, frequentate prevalentemente da haitiani, e in ognuna di esse ho lasciato al pastore il messaggio che stavamo distribuendo, un messaggio di invito alla comunità a superare le sue divisioni con la forza dell’amore di Dio.
Alla fine della messa abbiamo consegnato a tutti i presenti un ramo di palma con un cuore di cartoncino che diceva “pace”, con l’impegno di costruire la pace nella propria famiglia e con i propri cari. È stato un gesto molto bello, e credo che il messaggio sia arrivato!
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Stasera, durante l’evangelizzazione a Duquesa, tre coppie sono andate a evangelizzare un gruppo di case che è oltre la avenida dell’aeroporto.
Al ritorno, verso le sette e mezza, con un’oscurità peggiorata dal black-out, al momento di attraversare la strada si sono trovati un uomo che ha esordito dicendogli: “Datemi dieci pesos, voi di qui non passate”. Detto e fatto, ha ricevuto i dieci pesos. C’erano vari adolescenti insieme a lui.
Qualcuno sussurra ai missionari: andateve, vi voglio derubare.
Con tempismo, Bernarda si abbraccia il tipo che chiedeva i soldi, e se lo trascina lungo una salita, fino ad arrivare vicino alle case. Gli altri giovani si nascondono, i missionari cercano di avvicinarsi dove c’è gente.
Se la sono vista brutta. “Ditemi se non è vero che c’è il Signore e che sta con noi, mi dice dopo Bernarda. Un uomo di quel peso, me lo sono quasi portato in braccio su per una salita, e non ci ha fatto niente”.
È vero. Duquesa è un posto pericoloso!
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Nell’evangelizzazione di stasera, a Duquesa, sono stato per la seconda volta in casa del capo di una “nazione”.
Mi ha parlato espressamente della nazione, poche parole, in verità, citando il regolamento che hanno, che, dice, è molto simile al foglio che usavamo per la evangelizzazione di oggi.
Lo diceva perché parlavamo della famiglia come dono di Dio, e del rispetto ai genitori? So che tra le regole delle nazioni c’è quella di rispettare il padre e la madre.
Ma le altre regole? Ho provato a cercare su internet ma non l’ho trovate.
Il capo mi diceva che prima Duquesa era un caos, che tutte le settimane c’era un litigio che finiva male. “Adesso è tutto tranquillo, noi cerchiamo di educare questi giovani”.
Sarà proprio così?
Ho provato a chiedergli se mi faceva vedere il loro regolamento. Mi ha detto che non non poteva, che doveva chiedere permesso. “A chi?”. Nessuna risposta. “Da dove vengono?” “Da fuori”.
La moglie, nel momento di preghiera finale, ha chiesto al Signore che liberasse la loro famiglia da ogni tirannia. Ho visto un’ombra lunga presentarsi accanto alla figura del capo…
Domani è l’ultimo giorno della nostra missione a Duquesa. Faremo un’ultima visita casa per casa, e inviteremo alla messa, che sarà verso le dieci.
Se è come mi dà l’impressione, dovrebbe venire parecchia gente.
Il Signore mi mette davanti un’opportunità che non posso sprecare. Spero di riuscire a far sognare a questa gente un mondo diverso, senza violenza e senza bande.
E so che il Signore mi aiuterà.
Signore, sì, so che tu mi aiuterai.
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Il consiglio pastorale di stamattina è stato l’ultimo della parrocchia Santa Margarita fatto le due parti insieme.
Dal prossimo faremo le riunioni separate. Tra poche settimane dovrebbere essere pronti gli uffici di fianco alla cappella san Francisco, che saranno gli uffici provvisori della parrocchia Divina Misericordia.
Lì ci sarà anche una piccolo salone che appunto useremo per i consigli pastorali e per le altre riunioni.
Stiamo già mettendo a punto la lista dei membri, perché i membri attuali sono parte di Santa Margarita e parte della Divina Misericordia.
I responsabili di settore rimarranno ognuno nella parte dove vivono e lavorano.
Così anche i responsabili delle varie aree di pastorali, integrati in ognuno dei due consigli con gli elementi mancanti.
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Abbiamo finalmente la cappellina del settore Sinaí.
È stato un affarone, sfruttando un uomo che aveva fretta di vendere e l’ha messa a un prezzo molto basso. In pratica l’abbiamo pagata lo stesso prezzo di quello che avremmo pagato un terreno senza casa tre anni fa.
Considerando l’inflazione tremenda che c’è stata è stato un colpo grosso. Grazie Signore!
Si tratta di una casa di legname, in un terreno di circa 80 metri quadrati. Il tutto è in condizioni abbastanza buone.
Ci faremo catechismo il sabato, e la celebrazione della parola il martedì sera.
E altre attività per dinamizzare il settore!!!
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La missione è cominciata con 14 coppie di missionari.
Siamo partiti da Betania alle cinque e mezza di pomeriggio, arrivati là ci siamo messi in preghiera per mezz’oretta, e quindi ogni coppia a portare il vangelo alle sue 10/15 famiglie.
La gente di chiesa di là ci aveva preparato uno stuolo di ragazzini come accompagnatori dei missionari.
Io sono stato a casa del capo della banda, e anche di un altro, e poi mi hanno portato da un gruppo di giovani che lavorano nella discarica.
Con tutti abbiamo cercato di riflettere sull’amore di Dio per noi.
Sento che il Signore mi ha messo parole azzeccate in bocca: ho visto il frutto di queste parole nel fatto che persone rozze e che non mettono mai piede in chiesa si sono aperte a fare una preghiera e a gustare un po’ della parola di Dio.
È venuta anche Sandra, ha fatto l’esperienza di andare sulla guagua con i missionari e di farsi riempire le orecchie dai loro canti gioiosi durati tutto il viaggio.
E al ritorno (verso le otto e mezza) ha avuto l’esperienza di due gomme scoppiate allo stesso tempo.
Alle nove eravamo a casa sani e salvi.
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Guardando i log del server, mi imbatto in questi report:
$ last | grep admin
admin pts/0 218.145.54.194 Thu Sep 1 01:56 - 01:56 (00:00)
admin pts/0 220.95.232.213 Fri Aug 26 16:49 - 16:49 (00:00)
admin pts/0 mail.diagdist.co Sun Aug 21 18:09 - 18:10 (00:00)
admin pts/0 129.81.216.251 Sat Aug 20 15:31 - 15:31 (00:00)
admin pts/0 202.64.177.6 Tue Aug 16 18:26 - 18:26 (00:00)
admin pts/0 par69-3-82-224-1 Tue Aug 16 16:51 - 16:51 (00:00)
admin pts/0 essen027.server4 Tue Aug 16 00:02 - 00:03 (00:00)
admin pts/0 ih3-accentnetwor Fri Aug 12 09:39 - 09:39 (00:00)
admin pts/0 202.155.119.194 Mon Aug 8 14:31 - 14:31 (00:00)
Sembrano dei tentativi di intrusione, sfruttando l’utente admin che avevo (l’ho subito cancellato) non so da quando.
Però sembra che non siano riusciti a entrare.
Grande vecchio zio linux!
Effettivamente sta macchina è da due anni che gira con linux, è in rete almeno 12 ore al giorno, ma non è mai stata manomessa da niente: né virus, né trojan, né programmini maliziosi….
A windows non ci torno più!
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Sveglia ore 5,30 (in missione, dormire la mattina è disdicevole) !! Si và al Campo, “barrio” poco lontano da Guaricano. Statale, svolta a destra, la strada procede tortuosa in salita come scavando dentro la foresta e le ruote della jeep sognano…un’autostrada! Poi, all’improvviso, lo scenario muta quasi per incanto. E’ un minuscolo villaggio circondato di verde e di tepore. Alla prima svolta vedo un uomo con in mano un macete, bambini scalzi e ignudi che giocano , ragazzi che vanno a scula, galline e cani, cani quasi ovunque. Ci stanno aspettando: scambio di saluti, si entra in cappella per celebrare il
rosario (si recita sempre prima della messa!) poi inizia la S.Messa. Dimenticavo, oggi si festeggia S. Ramon!!!! La cappella è piccola, alle pareti tendaggi bianchi, i ritratti di Gesú e della Madonna di Altagracia, patrona di S. Domingo. Due ragazze suonano il tamburello spendidamente a tempo, la gente si alza in piedi e inizia a cantare ed io insieme a loro e mi sento felice! Con la gente “alla buona” si ci sente a …casa!! È l’ora di partire! Rincorro il don che vuole lasciarmi a terra e scatto un’ultima fotografia a due spendidi bambini. Pablo indugente sorride e a malincuore lasciamo il Campo!
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… è tempo non di migrare, ma di tirarsi su le maniche, perché il tempo vola e fugge, mi sembra ieri che eravamo a gennaio.
Tra poco senza neanche accorgercene siamo già a Natale!
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Oggi ho imparato finalmente a montare i connettori RJ45 dei cavi ethernet. Dovevo riuscire a farlo per rimettere in rete il computer delle suore, isolato da quando Willy ha strappato con la scala che aveva sulla camionetta il filo ethernet teso tra la loro casa e la nostra.
Mi è costato un po’ di fatica capirlo, ma grazie alla wikipedia inglese e agli amici di linux-it su IRC ce l’ho fatta.
Sono soddisfatto! Ho imparato qualcosa di nuovo! E le suore sono di nuovo in linea!
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Per chi vuole accompagnarci con la preghiera per la evangelizzazione dei prossimi giorni, e desidera avere davanti agli occhi i vari articoli su Duquesa, li può vedere con un colpo d’occhio qui.
Conto sulla vostra preghiera!
Con la comunità parrocchiale sognamo una Duquesa pacifica, laboriosa, senza delinquenza, senza bande, e che cerca di seguire le orme di Cristo.
Sognate anche voi insieme con noi? Nella preghiera, naturalmente!
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È da due giorni che mi passo molto tempo chiuso nell’ufficio della parrocchia.
Avevo da preparare i tre foglietti da distribuire i tre giorni della missione Duquesa.
Avevo anche da mettere a posto i testi della catechesi prematrimoniale. Son otto catechesi, sono a un 50% del lavoro.
Ho da scrivere tre lettere di presentazione per i tre seminaristi nostri che entrano al prefilosofato. fino ad ora ne ho scritto una, rimangono da fare le altre due, e penso che mi porteranno via almeno due ore l’una tra una cosa e l’altra.
Edilenia ormai sa che deve farmi da filtro, e a questo è servita anche la rimodellazione dei due uffici. Adesso non si può arrivare al mio ufficio senza passare per Edilenia.
Di fatto non riesco mai a lavorare più di quindici minuti senza interruzione. Un po’ che ci sono dei collaboratori stretti che sanno che hanno accesso perenne al mio ufficio, Marcial per primo, e poi Carmen, Bilma, Miguel, Nidia, Germania, e la stessa Edilenia. Ma anche le varie bidelle quando mi portano qualche documento da firmare. Un po’ che arriva sempre qualche telefonata di gente che mi richiama, o che comunque sono responsabili di settore o ministri, e c’è sempre qualcosa di importante da coordinare.
A ‘sta maniera non mi annoio facilmente…
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Il Corso di Preparazione al Matrimonio che stiamo facendo non ha tante coppie, ma sono proprio forti!
Ci sono Elvira e Carlos Rafael. Lei viene a Messa quasi tutti i giorni, ed è una giovane sui 28 anni, sempre sorridente. Lui ha alle spalle una vita da alcolizzato e dongiovanni, che ha lasciato un anno fa quando è entrato in pieno nella chiesa, e adesso va all’incontro di preghiera carismatica e canta nel coro.
Ana e Ramón vivono nella parte bassa della parrocchia. Ana è figlia di Carlos, un uomo molto impegnato e molto “cattolico”. Suo marito è da poco che viene a messa, ma gli si vede una gioia di vivere la fede. Quando andavano via stasera mi ha colpito la forma in cui si davano la mano, sembravano due innamorati, e hanno per lo meno 15 anni di vita insieme.
Concepción e Ramona sono abbastanza giovani. A lui piace molto parlare, ma a volte sembra che vada per conto suo, mentre lei è più profonda in quello che dice.
Ci sono poi il “Pollo” e sua moglie. Lui ha questo soprannome da quando era piccolo, e gli piace, e si presta anche a scherzarci su. Hanno sulla settantina, ma gli si vede un’allegria da giovincelli. Si sono messi insieme tardi, lui ha un’altra famiglia alle spalle.
C’è poi un’altra coppia molto bella: Hugo e Guillermina, lei è animatrice di comunità e catechista, lui si è avvicinato alla chiesa da quando abbiamo aperto la parrocchia nuova. Sono tutti e due allegri e positivi.
La volta scorsa, che era il primo incontro, vari di loro hanno espresso la volontà di sposarsi presto. Mi ha fatto piacere, perché normalmente la gente fa mille conti di quello che deve spendere, e alla fine passa moltissimo tempo prima di sposarsi.
Oggi Ana e Ramón mi hanno confermato che anche loro si sposeranno al più presto. E anzi, spenderanno solo per gli anelli e per ritrovare i documenti, il resto non gli importa, né vestito né rinfresco.
È un entusiasmo che mi commuove sempre!
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Stasero mi sono reincontrato con il capo della banda di Duquesa.
L’ho chiamato che gli volevo parlare, con relazione alla tre giorni di evangelizzazione che faremo a partire da domani.
L’ho trovato meno sincero dell’altra volta. Là si era arrivato a sbottonare, aveva ammesso di essere il capo della banda, stasera invece ha negato tutto.
Gli ho comunque chiesto di aiutarci a far accettare bene i missionari nelle case, di motivare soprattutto gli uomini e i giovani perché ricevano con amore e attenzione la visita.
Gli vedo un fondo di bontà, spero con il Signore e sogno che in futuro sia un lider della chiesa.
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Venerdì cominceremo la piccola missione speciale a Duquesa.
Da quando sono successi i fatti di Guaricano e i problemi per l’acqua (vedi /?p=906 e anche gli articoli dei giorni seguenti) abbiamo pensato di fare questa iniziativa, come una maniera di aiutare la comunità a ritrovare la pace e a uscire dalla spirale della violenza.
Stasera avevamo l’incontro di programmazione della missione con i missionari. Se ne sono presentati 33, ma potrebbero essere qualcuno di più.
Con l’aiuto di Sánchez abbiamo presentato la situazione di Duquesa, e poi abbiamo studiato il materiale con i tre messaggi da cercare di far arrivare a tutti nei tre giorni della missione.
Focalizzeremo l’annuncio:
-
sull’amore di Dio per ognuno
-
sull’amore di Dio per la nostra famiglia
-
sull’amore di Dio per la comunità di Duquesa.
Ogni coppia di missionari dovrebbe visitare 16/17 famiglie, e venerdì e sabato abbiamo a disposizione due ore.
Invece domenica mattina faremo una cosa più veloce, perché vogliamo invitarli alla messa che sarà alle dieci del mattino.
Insieme ai missionari ci porteremo a Duquesa un gruppo di oranti, per sostenere con la preghiera l’opera di chi annuncia.
Sono certo che il Signore lavorerà in questa missione, anche se non so né con chi, né come. Da parte mia ho la speranza che i capi delle bande (sembra che siano tre) lascino il loro sporco lavoro.
Ce la farai, Signore? So che anche tu lo desideri. Te lo lasceranno fare?
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Il parassita che ho adesso si chiama appunto Blastocistis Hominis.
Non so come me lo sono preso, ma avevo notato da una settimana che l’intestino non funzionava perfettamente.
Il medico mi ha prescirtto uno sciroppo antibiotico, solo che si è sbagliato e mi ha prescritto la dose doppia, con il risultato che al secondo giorno avevo sintomi di influenza.
Smettendo di prendere lo sciroppo tutto è tornato alla normalità.
E se io che ho tante precauzioni riesco a prendermi ‘sti parassiti, cosa non avranno i bambini che giocano nudi per strada tutto il giorno.
Secondo me tutti hanno parassiti intestinali!
Autore: don Paolo
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Fioretto… scrivo sul diario!
Questa volta riesco a scamparla perchè vi “regalo” alcune frasi della scrittrice canadese Jamie Zeppa. Racconta del suo viaggio in Bhutan, Nepal, dello scontro e dell’incontro tra due culture diverse, la differenza che passa tra Arrivo e Accesso.
“Puoi arrivare in un posto senza entrarci mai veramente: ci sei, ti guardi intorno, scatti un po’ di foto, prendi qualche appunto, spedisci cartoline a casa. Pensi di sapare dove ti trovi, ma in realtà non hai mai lasciato casa tua. Accedere richiede più tempo. Vai avanti lentamente, a passi e bocconi. Cominci a …disperare: arriverò mai dall’altra parte?
E poi una mattina apri gli occhi e finalmente ci sei, sei davvero e incontestabilmente QUI. E solo allora cominci a renderti conto di dove sei… ma ci sono veramente arrivata dall’altra parte?”
Adios!
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Nuestra Señora del Amparo è una piccola miniera di sorprese, una specie di dépendance di Genova.
C’è un bellissimo Cristo arrivato da Voltri, con tanto di targhetta che ne ricorda la provenienza (l’avrà portato don Lino, o gliel’avranno mandato a suo tempo i parrocchiani voltresi: mi informerò).
Il pezzo forte è sulla destra, nientemeno che la Madonna della Guardia, proprio quella cui si affidò Papa Giovanni Paolo II quando venne a Genova nel ’90.
Chiedo a Simone di sostituirmi davanti alla telecamera: gli tengo il microfono, facciamo una cosa all’americana (microfono molto basso e intervistato in primo piano, nessun ostacolo fra lui e il telespettatore).
L’esperimento mi sembra buono: come dice Tito, “mettiamolo in macchina”.
Sul grande piazzale davanti alla Chiesa un bel nugolo di ragazzi: chi gioca a pallavolo, chi a baseball, c’è un dj in azione; una mezza dozzina di ragazzine distribuisce dolcetti e bevande, il prezzo è modico: si raccolgono offerte per non so quale attività parrocchiale.
Lo speaker annuncia la presenza de “los hermanos de Genova”, ci accolgono con un applauso e una sfida a pallavolo.
Qualcuno mi chiede: “Giochi anche tu?”. Mostro la pancia. E poi non ero granché neanche da ragazzo.
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La riunione degli animatori delle CEB di oggi pomeriggio è stata bella.
Abbiamo iniziato il tema di settembre, quello sull’educazione.
Un’animatrice ha detto tra una cosa e l’altra: “Viene voglia di studiare anche a me!”. Mi ha fatto tenerezza.
Si ragionava sull’importanza di prepararsi, educarsi, studiare sempre. Ho visto una certezza che bisogna farlo, per lo meno in una parte degli animatori.
Di fatto vari di loro dall’anno scorso, e molti da quest’anno, sono tornati a scuola, qualcuno in quinta, qualcuno in ottava (terza media), qualcuno in seconda liceo. A 40 o 50 anni, e con vari figli. Sono persone eccezionali!
Durante l’incontro ho anche fatto con loro una riflessione ad alta voce: in Italia non abbiamo questa struttura di Comunità Ecclesiali di Base o di piccole comunità presenti sul territorio. Non abbiamo neppure qualcuno con la voglia di preparare un materiale ben fatto che possano usare tutte le piccole comunità della diocesi. È che qui da questo punto di vista siamo più avanti che in Italia!!!!!
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Salutiamo Emiliana e saliamo sul pick-up di don Paolo, destinazione Casa Betania.
Tito azzarda un “camera car”, cioè una ripresa dalla macchina. Il don va un po’ forte, anche il “camera car” viene così così. Forse nel montaggio non potrò utilizzarlo.
Tito me lo dice subito, mugugnando un po’. In ogni caso, gira: nel dubbio, come dice lui, “è sempre meglio mettere in macchina qualcosa”.
Finora ha messo in macchina (nella telecamera) trenta minuti di buone riprese.
Abbiamo appena cominciato.
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L’intervista a Emiliana la facciamo un po’ troppo di corsa: mi dovrebbe spiegare la storia di una scuola, il cui terreno è stato vigliaccamente ceduto a terzi per una speculazione edilizia la cui consistenza si vedrà più avanti.
Per evitare che la gente del barrio faccia valere i propri diritti, il proprietario (passato o presente, non l’ho capito) ha fatto erigere una parete lunga più o meno un chilometro; la parete parte proprio dal muro della scuola, ed è uno dei diversi muri della vergogna che incontreremo girando per Santo Domingo.
Non so se potrò utilizzare l’intervista fatta a Emiliana. Proverò a salvare qualcosa, almeno la frase conclusiva: “Si sa che i ricchi approfittano sempre della debolezza dei poveri”.
Niente di originale, semplicemente vera.
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Candido è magro e alto: come a chiunque abbia superato il 40, uomo o donna che sia, ha un’età che non so definire. È magro e alto, dà un certo senso di forza, forse perché parla con calma. Ci offre una curiosa analogia: “La missione di Genova è per noi quello che la batteria è per il cellulare: la inserisci e il cellulare va”.
Prima di parlare con lui ho chiesto un paio di cose a Pastora Arias, che ha risposto con grandi sorrisi e poche parole, trasmettendomi comunque una intensa carica spirituale.
Candido dà soddisfazione: il suo è un ragionamento bene articolato.
“Questo per me è un giorno meraviglioso – dice – perché segna la crescita della nostra comunità: la Cappella dimostra che abbiamo fatto così tanta strada da dover già dividere la Parrocchia, è un risultato straordinario. Stiamo facendo un grande lavoro: siamo orgogliosi di essere dominicani e di condividere questa grande esperienza, che rafforza il nostro spirito, il nostro essere cristiani”.
Perché nessuno può dimenticare l’inizio della storia: “Quando arrivò la missione vivevamo in un’enorme discarica di spazzatura; con lo sviluppo del progetto pastorale e con l’aiuto dei fratelli di Genova stiamo trasformando il nostro barrio in un posto civile, pulito. Certo, siamo poveri, ma abbiamo trovato la voglia di lottare e di avere una speranza”.
Che bella la voglia di avere una speranza.
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Stasera a cena ci siamo fatti due risate sincere.
Sandra ha detto di avere qui due professori di computer, si riferiva a me e a Lorenzo.
Ci siamo messi a ridere perché Lorenzo è notoriamente negato con il computer.
Vuol dire che la Sandra è a un livello sotterraneo!
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Stamattina ho dovuto lottare con il software: aggiornare il software dell’anagrafe studenti della scuola primaria e del liceo.
Per il secondo tutto bene, per il primo no, c’è qualcosa che non mi funziona, penso una corruzione del database. Se non mi aiuta il Signore non so chi possa farlo, mi sembra un problema troppo complicato per la gente del miller-group che han prodotto questo software.
E poi dopo pranzo a casa ho cercato di mettere i connettori RJ-45 per ricollegare in rete il pc delle suore. Da quando Willy è passato con la camionetta che aveva in cima la scala lunga e si è strappato il cavo sono senza internet. Lorenzo adesso a provveduto a far passare il cavo sottoterra con dei tubi, ma c’è il problema di fare i connettori, mannaggia, non ci sono riuscito!
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Oggi pomeriggio ho avuto il piacere di confessarmi.
Con la missione parrocchiale e l’inizio della scuola e del catechismo ero rimasto un po’ indietro, e sono contento di esserci riuscito.
In macchina ho portato con me Noni e Chapito, due giovani della pastorale giovanile di Santa Margarita, approfittando il tragitto (5 km) per parlare di un loro progetto di una giornata di sensibilizzazione ai temi della delinquenza e dell’aborto, e sono stato contento perché quando siamo stati là si sono confessati anche loro.
Hanno visto il seminario carmelitano, hanno conosciuto un prete nuovo che ha fatto loro un’ottima impressione. Io credo che si sentono un po’ più chiesa.
Grazie Signore! per quello che hai dato a me e per quello che hai dato loro.
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Anche Juana mi sembra un bel tipo. Piccola come Roselina, altrettanto convinta di vivere un’esperienza spiritualmente importante; sorriso aperto, capelli lisci nerissimi, orecchini ad anello di medio diametro, giusti per il suo viso, maglietta bianca a vu, piccoli occhiali da vista senza montatura.
Dice Juana: “Abbiamo condiviso la costruzione di questa Cappella, ci siamo preparati per tanto tempo a comprendere il valore della sorpresa che il Signore ci ha regalato. Per ora è piccola, avete visto quanta gente è rimasta fuori? Siamo sicuri che un giorno sarà una bella Parrocchia, come le altre che i missionari di Genova hanno aperto nel nostro barrio in questi anni”.
Le chiedo notizie di vita quotidiana.
Mancano la corrente e l’acqua potabile, mi spiega: alla sera fa davvero buio presto, e alle dieci di sera il buio totale fa un certo effetto: la centrale che fa orribile mostra di sé accanto alla missione, dunque in pieno barrio Guaricano, è una beffa oltre che una presenza incongrua con il senso comune.
Penso alla gente sfrattata dal Faro a Colón e riparata in Guaricano (ne parleremo più avanti): prima ha faticato a sostituirsi a una discarica (trasferita a Duquesa: parleremo anche di questo), poi si è ritrovata fra i piedi quest’altro orrore.
Prima stavano malissimo quanto alla puzza.
Come stanno a inquinamento elettromagnetico?
Ho dimenticato di chiederlo a don Paolo, che essendo laureato in fisica sicuramente lo sa.
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(Ficomincio a sbobinare dopo tre giorni di interruzione, causa eccesso di lavoro: oggi finalmente sono di riposo, dunque riprendo)…
La messa è finita. Sarà che mi sento trasferito ad altro tempo e altra dimensione, ma ho l’impressione che la gente sia davvero andata in pace. Gli uomini portano via le panche, restituite alla Parrocchia Santa Margherita, a Casa Betania dove fra un’ora don Paolo celebrerà di nuovo.
La Cappella appena consacrata si svuota rapidamente come s’era riempita, possiamo registrare qualche intervista.
Roselina è piccola e magra. Appesi ai lobi due orecchini lunghi e sottili, i capelli divisi da una riga precisa e riuniti a coda di cavallo dietro la nuca. Indossa una bella camicetta azzurra con righe sottili e molto larghe, il colletto lungo e appuntito.
Non so quale ruolo abbia fra le donne della comunità del Guaricano, ma parla da leader.
“Per noi la chiesa è il nostro incontro e il nostro inizio – mi dice -. Grazie alla Parrocchia molte persone hanno incontrato Dio: è quello che ci tiene uniti e forti, ci fa essere comunità. Lo dobbiamo a Padre Pablo, gliene siamo molto grati”.
Dice che sentono un forte legame con Genova, comunidad hermana capace di trasmettere aiuto e amicizia.
È bello sentirselo dire.
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Nella parrocchia de Nuestra Señora del Amparo si è conclusa stasera la festa patronale.
C’era una bella chiesata di gente, e insieme a la gente del Amparo c’era un buon numero di persone di Santiago e di Santa Margarita.
Non poteva mancare Sila, la nostra cuoca, devotissima della Madonna della Guardia e vicinissima sempre a don Lino.
Padre Federico, che ha presieduto l’Eucaristia, ha voluto alla fine ringraziare Sandra e tutti gli altri laici e preti genovesi che si sono avvicendati e che hanno lavorato nella missione. Dalla gente è partito spontaneo un applauso riconoscente.
A me è toccato fare l’omelia, ho fatto risaltare come al santuario della Guardia le persone si avvicinano cercando il sacramento della Riconciliazione. L’intercessione materna di Maria è autentica quando aiuta a riconciliarsi con il Padre in Cristo.
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Alla Messa dei giovani Rosanna ha fatto la testimonianza sul pellegrinaggio della Giornata Mondiale della Gioventù.
Le ho lasciato un bello spazio dopo l’omelia, e ha raccontato parecchie cose, e mi ha colpito soprattuto questo:
Il papa ha affermato di credere nella gioventù, e che i giovani sono il futuro della chiesa.
Le peripezie per gli spostamenti, soprattutto per arrivare e andarsene dalla spianata della messa di domenica.
La veglia all’aperto, in sacco a pelo, e la giornata seguente, l’unica calda con il sole.
L’accoglienza che ha ricevuta nelle due famiglie che l’hanno ospitata, una a Essen e l’altra a Colonia.
La facilità di comunicare, con quel po’ d’inglese che sa, con gente di tutti i posti, e dove non arrivava l’inglese arrivavano i gesti.
La bandiera domenicana tessuta sul suo berretto, che facilmente la metteva in contatto con tutti: da quanto diceva tutti i giovani provavano una simpatia innata per la Repubblica Dominicana.
Ho visto le facce dei giovani presenti alla messa aperte al sorriso mentre Rosanna parlava e spiegava.
Tutti ci siamo sentiti in Germania insieme a lei.
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Abbiamo concluso in bellezza la serata pulendo il polveroso loculo dove don Paolo ha il computer.
C’era polvere e sporco e acari da tutte le parti.
Ci sono volute due ore, ma adesso fa un altro effetto.
Spero che don Paolo mi lasci andare a dormire entro mezzanotte.
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Da pochi giorni don Lorenzo mi ha affidato la cucina.
Così la mia mattinata è passata tra preparare il sugo di funghi (grazie a dei porcini che suor Daniela ci aveva mandato quando è venuto Francesco), con i pomodori che non c’erano e apparivano in varie tornate.
In più la ricetta del sugo che avevo in mente era quella sbagliata, e me ne sono accorta all’ultimo momento, così ho dovuto rifare tutto da capo in quattro e quattr’otto.
Dalle otto che sono entrata in cucina sono riuscita ad andare in bagno alle 12,04, con suor Modesta e suor Cristina che mi hanno intimato di usare i bagni vicini – forse avevano paura che mi allontanassi troppo…
Al pomeriggio ho rimesso in ordine la camera, e dopo ho avuto l’onore che don Lorenzo mi servisse un thé ben caldo.
Poi suor Cristina mi ha trascinato a Messa perché in realtà oggi è domenica.
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Ieri sera i giovani hanno fatto una festa per tirare su i soldi della batteria che hanno comprato.
Oggi è venuto fuori che si sono messi a vendere anche la birra, contro quello che eravamo d’accordo. “Naturalmente” hanno pensato che avrebbero tirato su di più, e così è stato.
Abbiamo chiarito la cosa, hanno promesso che non lo faranno più.
Qui la gente è molto attenta al discorso alcoolici, anche perché spesso e volentieri dove c’è alcool succedono tutti i tipi di problemi.
Come chiesa vorremmo fare le cose con uno stile diverso, e con uno stile che le famiglie abbiano la fiducia per poter mandare i figli.
Poco a poco speriamo di riuscirci.
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Stamattina una persona che conosco abbastanza bene ha ammazzato con cinque colpi di pistola un collega di partito.
Tutti e due sono (o erano) del PLD, il partito che è al governo adesso. Sembra che il problema sia nato da una differenza nell’amministrazione di aiuti per la comunità: uno l’avrebbe distribuiti alla gente, l’altro se li sarebbe venduti. Da qui l’eliminazione fisica.
La cosa mi colpisce perché non più tardi di quattro giorni fa avevo visto l’assassino, sorridente, come sempre, gentile, come sempre, mi aveva salutato. Due domeniche fa suo figlio si era rivisto a Messa dopo un sacco di tempo.
Cosa mi passerà nel cuore quando li rivedrò?
Signore, aiutami a vederli con i tuoi occhi.
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Sandra è riuscita a scrivere il suo secondo contributo qui sul diario.
Sta facendo passi da gigante!
Quando se ne andrà le daremo la laurea honoris causa in informatica!
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Ovunque si sia, l’incontro con i bambini è quello che più ti appaga! E i niños di Guaricano non fanno eccezione! I niños ti accolgono, ti prendono la mano, ti “sfilano” i capelli, si addormentano sulle tue ginocchia durante la messa (ricordi, Carmen?) e diventano i tuoi pazienti e allegri traduttori! Già, me ne sono innamorata! Hola, se volevo gettarmi in un’esperienza che fosse più grande di me, che mi costasse qualcosa… eccomi accontentata!
Mi chiamo Sandra, sono atterrata a Santo Domingo il 10 agosto (presa.. la zanzara!!!) e non ho mai desiderato scrivere… sul computer! Poi un “bel giorno” ho conosciuto don Pablo e adesso eccomi qua, in questo stanzino, accerchiata dalle zanzare a scrivere su questo “coso”! È appena entrato e mi ha detto: “Puoi andare anche a capo, se vuoi!”. Spiritoso, riesco a malapena a trovare gli accenti e le virgole, figuriamoci riuscire a “spaziare” sulla tastiera! O.K., stringiamo: quant’è durato il corso, tenuto dal don, per imparare a scrivere qui sopra? 38 secondi! L’ho cronometrato, parola!
Ho finito di… scherzare e nonostante le zanzare, le formichine dominicane e i grilli che cullano il tuo sonno, sono felice di essere qui.
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Stasera a Messa, nella Cappella San Francisco, avevo un caldo boia.
Nell’ambito della costruzione degli uffici provvisori della parrocchia Divina Misericordia si è dovuto tappare le aperture grandi di destra in alto che la cappella aveva per l’aerazione.
Purtroppo adesso di aria ne passa ben poca.
Dovremo trovare un altro sistema per non morire di caldo. C’è un ventilatore, ma quando non c’è luce va con l’inversore e quindi a giri ridotti, in pratica quasi non si sente.
La giornata era particolarmente calda. Nonostante mi fossi bevuto una bottiglietta d’acqua prima della messa, ne ho dovuto bere un’altra dopo per ripristinare i liquidi persi sudando durante tutta la messa.
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Oggi pomeriggio in vari punti della parrocchia, o meglio, delle due parrocchie, si è fatta l’iscrizione al catechismo.
Stiamo esigendo che vengano i genitori, in maniera che i catechisti possano cominciare a conoscerli e a intraprendere con loro un dialogo, da portare avanti lungo l’anno catechistico, tra le altre cose convocandoli ogni due mesi.
Non ho potuto fare il giro dei centri perché avevo delle faccende urgenti da risolvere in parrocchia.
Domani devo farmi dire dai vari responsabili di centro come è andata.
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Il cardinal Nicolás, arcivescovo di Santo Domingo, vuole che tutte le volte che sia possibile si dividano le parrocchie grandi, in modo che la chiesa sia più vicina alla gente.
All’aver praticamente iniziato la parrocchia Divina Misericordia ho cominciato a pensare, qualche mese fa, che dovremo fare una nuova parrocchia: il settore San Ramón, i campos.
Sono molto lontani dal centro parrocchiale, e non solo, sono separati dal resto della parrocchia da una circonvallazione e da tutto un quartiere ricco che sicuramente non sarà inglobato in Santa Margarita.
Così con la gente del settore abbiamo cominciato a vedere se, con calma, troviamo un terreno un po’ grande per la futura chiesa parrocchiale.
Stamattina appunto sono stato là, e abbiamo parlato con un uomo che è rappresentante di varie persone che vogliono vendere.
In realtà i terreni di cui è rappresentante non sono soddisfacenti, per motivi di prezzo o di condizioni di vendita.
Di per sé abbiamo ricevuto la promessa di un terreno di quasi 1,000 metri quadrati, ma è troppo da una parte, e vorrei vedere se ci permettono cambiarlo con un altro.
Sembra ci sia una famiglia che ha molta terra e che potrebbero dare una parte delle loro proprietà a un prezzo comodo.
Stiamo a vedere… in preghiera!
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La costruzione degli uffici della nuova parrocchia Divina Misericordia è a buon punto: domani si farà la gettata del tetto.
Finora ci abbiamo speso un centinaio di migliaia di pesos, e non so quanto ci costerà finirla, so solo che bisogna farla perché non ha senso aprire una parrocchia e non avere un’ufficio.
Ci uscirà anche un appartamento, per quando il cardinale vorrà mandare un prete a occuparsi a tempo pieno della nuova parrocchia.
Quel giorno, se succederà finché sarò qui, sarà un po’ triste per me, perché significherà lasciare tante persone amate, e amate molto. Ma non ci penso più di tanto, il Signore non mi ha mai tradito, e anche se questo dovesse succedere sarà sicuramente per un bene più grande.
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La segretaria della scuola serale, Leidy, lascia il lavoro perché ne ha trovato uno migliore.
Lavorava nella nostra scuola serale e in un lavoro del governo al mattino, ma li ha lasciati tutti e due da quando ha trovato un nuovo lavoro che la occupa mattina e pomeriggio. E la sera va all’università.
Per me Leidy è particolarmente cara perché è sorella di Heriberto, il mio figlioccio seminarista. Anche lei ha una bella confidenza con me, e spesso mi fa la sorpresa di raccontarmi qualcosa di bello.
È molto attiva anche a livello parrocchiale: ha fatto il ritiro di evangelizzazione, ha fondato un gruppo di adolescenti nuovo ne La Mina, ed è molto attiva nella liturgia.
È un tesoro non solo a scuola, ma anche nella parrocchia!
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Oggi pomeriggio il generatore era di nuovo in funzione.
Non sembra, ma quando non hai luce ti fa piacere pure il rumoraccio di sto motore diesel che gira a esattamente 3,600 giri al minuto, in modo da darci una tensione a 60 Hz.
Tra tutto il lavoro ci costerà sui 40,000 pesos, circa 1,200 euro. Li sta tirando fuori la cassa del liceo.
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Non sono tante coppie, soltanto cinque, ma mi sembrano ben motivate a sposarsi presto.
Tra loro ci sono Rafael e Virgen, che vogliono sposarsi nella messa delle sette di mattina alla presenza di tutta la comunità.
Ci sono anche Hugo e Guillermina, lei partecipa alla messa quasi tutti i giorni, e ha una voglia matta di fare la comunione. Suo marito ho potuto conoscerlo un mese, fa, mi ha fatto subito una bella impressione, e sono sicuro che il Signore ci aiuta a conquistarlo per il lavoro del Regno.
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Mi sono passato tutta la mattinata cercando di generare automaticamente l’orario del liceo.
Dalle otto e mezza che mi ci sono messo sono riuscito a farcela a mezzogiorno! Prove e riprove, cambiando a tutte le maniere possibili le condizioni dei giorni liberi dei professori.
Per risolvere il problema ho dovuto rinunciare a qualcosa, vabbeh, in fondo non cambia nulla.
Era diventata per me una questione di orgoglio, non potevo accettare che il programma mi scofiggesse!
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Stasera suor Serafina è andata in Italia.
Ha da rinnovare il permesso di soggiorno, e si fermerà là tre mesi.
Ci mancherà il suo sorriso, la sua positività con cui vede e apprezza tutte le cose, i suoi scherzi sempre sereni.
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Oggi pomeriggio sono andato al campo per la riunione con i catechisti.
Non sono molti, una decina in tutto, e ho dovuto andare là perché per loro è molto più difficile venire alla parrocchia.
Mancavano quasi la metà, non so perché.
Con quelli che c’erano ho lavorato sulle stesse cose lavorate con gli altri: attenzione pastorale ai genitori dei bambini, educazione alla formalità (richiedere l’atto di nascita), importanza della formazione dei catechisti.
Venendo via ho parlato con Palón, il quale mi ha comunicato che la sua famiglia è disposta a regalare una tarea di terra (375 metri quadrati) per fare una chiesa vera e propria.
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Da quasi una settimana in parrocchia e a scuola siamo solo con la luce de la calle come si dice qui, cioè “della strada”, cioè quella che dà la compagnia elettrica.
Il generatore ha sofferto ultimamente due surriscaldamenti dovuti al fatto che è rimasto senz’acqua nel radiatore, e questo ha fatto rigare pistoni, cilindri, albero motore.
Risultato: cambiare camicie, pistoni, anelli, retificare albero motore, valvole, ecc.
Solo che in materiali abbiamo già speso 20,000 pesos, che gravano sul bilancio del liceo (attualmente è il bilancio meno minacciato…), e ci dovrebbero essere circa 5,000 pesos di mano d’opera, in totale 715 euro.
Per domani sera dovrebbe essere tutto aggiustato, Dios mediante, “con l’aiuto di Dio”, come dicono qui.
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Lo scambio del segno della pace è una via di mezzo fra la nostra ritrosia e l’entusiasmo infinito dei brasiliani; lo facciamo da più di trent’anni: noi non ci siamo ancora ancora abituati a viverlo con l’immediatezza e l’intensità che merita, loro non si sono ancora stancati di andarsi a cercare per tutta la chiesa e di abbracciarsi come se non si vedessero da una vita.
I dominicani mi sembrano disposti al sorriso e a gli abbracci almeno quanto i brasiliani, ma il loro segno della pace mi pare più misurato.
E’ stata una bella Messa, vissuta bene.
Per quello che sono riuscito a capire della predica, don Paolo ha valorizzato bene la Cappella come frutto di sacrifici e volontà comuni, il senso della partecipazione: chi ha lavorato davvero si sarà sentito gratificato; chi si è fatto chiamare più del dovuto chissà che non si sia sentito incoraggiato, mettiamola così, a una futura maggiore solerzia.
M’è piaciuto sentire don Roberto leggere in spagnolo (in seguito scoprirò che conosce anche il tedesco: non c’è male, questi nuovi preti hanno un sacco di risorse).
Mi avventuro anch’io, per la prima volta dopo l’ormai lontano esame all’università.
In realtà è una prima volta assoluta perché allora avevo fatto scena muta e mi aveva salvato la pietà della prof, questa volta mi sono preparato con l’aiuto della Scià Hola, la mia vicina di casa señora Amalia Martínez.
Mi profesora mi ha raccomandato di buttarmi “sin tener vergüenza: lo importante es comunicar”.
Chissà se si scrive così. Comunque mi sono buttato. Sin vergüenza.
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Stamattina ho incontrato varie giovani donne che battezzeranno i loro figli.
Da qualche anno chiedo a tutti quelli che vogliono battezzare i figli piccoli che passino per il mio ufficio per parlare brevemente, conoscerci un po’. Lì approfitto sempre per motivarli al matrimonio, o per lo meno a pensare in maniera diversa la loro unione.
Gli effetti a breve termine non si vedono, ma sono sicuro che è uno sforzo necessario, per aiutare questa cultura a pensare il matrimonio con più serietà.
La cultura del matrimonio qui è: ci sposeremo quando ci conosceremo, che tradotto dal dominicano significa (da parte dell’uomo) ti sposerò quando non avrò più la tentazione o la possibilità di andare con un’altra donna, o (da parte della donna) ti sposerò quando smetterai di andare dietro a tutte le donne del quartiere.
Il matrimonio è considerato sacro, e per questo non ci si sposa, perché si sa che verrà sicuramente profanato.
C’è dietro un’abitudine a vivere il matrimonio alla giornata, e alla prima difficoltà molte coppie si lasciano, facilemente così come facilmente si erano messe insieme.
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È il momento: don Paolo va a consacrare la Nuova Cappella, che lui o chi verrà dopo di lui sicuramente un giorno dichiarerà Nuova Parrocchia.
È accompagnato da don Roberto, parroco di Mignanego e cappellano a Bolzaneto, prossimo a trasferirsi nel cuore di Sestri Ponente, in Guaricano da un paio di settimane con Eugenia, Milena e Simone.
Con i due don c’è Marcial, il diacono, uno dei testimoni più significativi della missione pastorale svolta in questi anni dagli inviati della Diocesi di Genova.
Penso che è davvero bello condividere la gioia di chi ha voluto e fatto nascere un Tempio.
Questo ha un aspetto pionieristico, sa di lavoro appena cominciato, per quanto sia l’ultimo frutto di un albero portato da Genova tredici anni fa.
Rifletto sull’innegabile patrimonio di gocce di sudore contenute in ogni primo atto. Mi è stato dato il dono di essere figlio, e il privilegio di trasmetterlo ai miei figli, cui spero di saper comunicare le stesse cose. A cominciare dalla gioia di essere qui.
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Prima hanno recitato il rosario, ora tutti cantano.
La Cappella è gremita ed è bellissimo guardarla da fuori: i ritardatari non hanno trovato posto e sono all’esterno, quasi tutti in piedi tranne qualche signora anziana cui è stata recuperata una sedia di plastica.
I più previdenti si sono accomodati su panche arrivate dalle parrocchia di Betania: mi è piaciuto vederle scaricare da macchine furgoni e camioncini, e poi portate in chiesa dalle braccia forti degli uomini.
I bambini arrivati per ultimi sono seduti sul gradone lungo il lato maggiore sinistro della sala, quello che affaccia sulla campagna. Tutto ha un ché d’altri tempi.
Sono le 7.30 quando Juana apre un foglio bianco, lo piega al contrario per vedere solo le sette righe che deve leggere.
Scandisce bene le parole: “Il Signore ci ha dato una nuova parrocchia, la perla più preziosa, il tesoro nascosto che abbiamo trovato. Pieni di entusiasmo e di allegria, accogliamo il nostro celebrante”.
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Il pomeriggio di oggi è iniziato presto, per andare in città a parlare con Perpiñan sulla connessione wireless al loro internet.
È d’accordo, adesso dobbiamo vedere come realizzare la connessione, se farla con la ditta che mi ha fatto il preventivo di 1680 dollari, o se si può fare in maniera più economica.
Dopo avevo la riunione degli animatori, quindi la riunione dei catechisti, e infine il corso per i genitori che battezzano i loro bambini.
Tra i primi due ho potuto anche parlare con Ángel Segura, il quale mi ha portato un primo risultato dello studio del preventivo della scuola. Nel documento mi invita a chiedere a Teófilo un resoconto dei prezzi che ha considerato per elaborare il preventivo stesso.
Sono arrivato a casa alle nove, stanco ma contento per il lavoro realizzato!
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Stamattina, gli studenti hanno trovato un liceo messo quasi a nuovo: 6 classi su 8 con le piastrelle nuove (delle piastrelle tipicamente da bagno, comprate perché costavano la metà), e tutte le aule pitturate.
Rimane da mettere a posto i ventilatori, e ci sarebbe anche da aggiungerne altri, se le finanze ce lo permettono.
A livello di professori, spicca la presenza di suor Cristina, che quest’anno impartirà le lezioni di religione, e avrà un’altra giornata a disposizione per i dialoghi personali con i ragazzi. Sono sicuro che farà un ottimo lavoro!
E poi ci sarà Floirán, perché Cruz Marina ha chiesto di passare alla scuola serale, per poter cercare altri lavori di giorno.
La ginnastica la impartirà Robert, il mio parrucchiere, ma non per questa professione, ma perché dirige da anni un gruppo di prevenzione e salvataggio comunitario, un’organizzazione “paramilitare” che si dedica agli interventi d’emergenza.
Robert è una persona molto serena ed equilibrata, e sono sicuro che anche lui farà un ottimo lavoro!
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È difficile riuscire a stampare gli elenchi degli studenti di ogni classe il primo giorno di scuola, ma ce l’abbiamo fatta, dalle 8 alle 8:45, 18 elenchi in tutto per le classi del mattino, tra una cartuccia della stampante che stava morendo ma che la stampante non lo diceva, e il programma per la gestione dell’anagrafico che non è ancora a posto del tutto.
Comunque ce l’abbiamo fatta, Maribel, la segretaria (quasi uscente) è una collaboratrice preziosa e paziente.
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Spalle alla Cappella, sguardo rivolto alla campagna, fra le mani un libro con la copertina nera. Indossa un vestito color acquamarina, un lungo velo blu elettrico le copre testa e spalle, la vita è cinta da un nastro bianco. Quando si gira mi accorgo che non è una suora, non so darle un’età. Guadagna rapidamente la parete che la ripara dai nostri sguardi e da quello, più fastidioso, della telecamera.
Abbiamo appena cominciato le riprese e già abbiamo spaventato qualcuno.
Resterà l’unica: dominicani e dominicane, senza distinzione di sesso, età e condizione sociale, si fanno fotografare e filmare più che volentieri. Infatti sorridono tutti i parrocchiani accorsi all’inaugurazione della Cappella, e nessuno più si nasconde davanti a Tito.
Sono bellissime le bambine con le treccine inanellate di giallo rosso verde blu, fanno simpatia i loro coetanei maschi, spesso più compresi nel ruolo e dunque più distaccati, ma solo in apparenza.
Sono belle e gentili le loro mamme, che esplodono di felice curiosità, come i loro figli, quando si accorgono che le diavolerie della tecnica permettono loro di vedersi in diretta (mentre la telecamera gira) o di rivedersi subito, immortalati nel display della macchina fotografica.
Cambia l’immagine. Compare don Paolo arrampicato su una scala, dietro l’altare, appiccicato alla parete sulla quale misura il Crocifisso. Chi ha messo il chiodo ha sbagliato la mira, confortato da un paio di consiglieri che abbiamo visto all’opera, senza però avere il coraggio di fermare la sciagurata operazione: inchioda più a destra, no… inchioda più a sinistra.
Insomma, si poteva fare meglio. Quel che conta è che Gesù in croce prenda il proprio posto, poi gli farà compagnia la sua bellissima Madre. E don Paolo farà i gesti della consacrazione. Fuori, los monaguillos e il diacono Marcial preparano l’incenso: camera stretta su un grappolo di mani. Voce di donna, parole felici: “Benvenuti nella nostra nuova Cappella”.
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Così si dice qui, in spagnolo guagüita anunciadora, quando una camionetta ha un altoparlante e va in giro per il barrio a dare una notizia o a fare un invito.
A partire da stasera, tutte le sere di questa settimana una camionetta passerà per il barrio vicino alla scuola per invitare tutti gli adulti a iscriversi alla scuola serale.
A questa maniera speriamo di avere un po’ più di iscritti.
L’anno scorso da questo punto di vista è stato tragico, abbiamo avuto un minimo storico di solo 60 studenti, contro i 300 del primo anno.
Ma tra i fattori che hanno abbassato le iscrizioni l’anno scorso c’è stato l’effetto dell’allontanamento di Margarita, la quale si è lasciata dietro uno strascico di parole e sentimenti che sembra che abbiano influito su tutta la comunità.
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Oggi, primo giorno di scuola, le presenze nella nostra scuola sono state abbastanza alte: intorno al 70%.
Sappiamo che molti bambini non hanno potuto venire perché i genitori non hanno potuto ancora comprare loro il necessario per la scuola: scarpe, cartella, quaderni, ecc.
Domani dovrebbe già andare meglio.
Una novità di questo nuovo anno scolastico è che Maribel, la segretaria, comincia a fare lezione come maestra (da vari anni studia educazione, ma in punta di piedi), e di conseguenza siamo alla ricerca di una nuova segretaria.
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Ovunque si sia, ovunque si vada, l`incontro con i bambini è quello che più ti appaga! E i niños del Guaricano non fanno eccezione! Vivaci, trasparenti e autentici i niños ti accolgono, ti prendono la mano, si addormentano sulle tue ginocchia durante la messa e diventano i tuoi pazienti, spassosissimi traduttori! Vero, me ne sono già innamorata, forse perché sono una catechista per vocazione?
Hola, mi chiamo Sandra e sono atterrata in Santo Domingo il 6 agosto! “Separa piú URI con gli spazi”! Cosa cavolo vorrà adesso ‘sto “coso”?
Allora, stavo dicendo che sono atterrata… e adesso sono sudata marcia: sono due ore che tento di scrivere due parole! S.O.S Sivia, dove sei? Adesso cercheró di darvi la buonanotte, non dovrebbe essere poi tanto difficile…
Buenas noches!
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Nella messa di stasera abbiamo accolto di nuovo suor Modesta.
Quando ho chiesto alla gente se le vogliono bene e di dimostraglielo, è iniziato un applauso fragorossimo e ben lungo!
Suor Modesta ha portato i saluti della sua famiglia, ha raccontato di sua mamma e suo papà che sono anzianotti, ma che tutti i giorni andavano a Messa con lei, e poi sulla strada del ritorno visitavano il cimitero e si fermavano per strada a parlare con tutti gli amici.
La gente ha apprezzato molto questi raccontini di suor Modesta, soprattutto con il fatto che il loro mondo è ancora più lontano che non l’Italia, dove bene o male qualche dominicano va a vivere e quindi sanno qualcosa, ma dell’India non sanno niente!
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Nel nostro gergo, sbobinare significa vedere la registrazione (“il girato”) e prendere appunti: li condivido con voi e provo a raccontarvi, una briciola per volta come pollicino, quello che ho visto. Vi ringrazio ora, e procedo.
(1)
Guaricano, 24 luglio 2005. la luce secca del mattino. la telecamera di Tito inquadra donne e uomini che sembrano venirci incontro: alle sette appena passate non si va a passeggio ma alla prima messa. sono tanti, si presentano in perfetto ordine, uno di loro ha un cartellino che lo qualifica responsabile del servizio d’ordine. penso che non ho mai visto niente del genere nelle nostre parrocchie. forse è un segno che qui, come altri posti in cui la gente ha poco, avere un ruolo è già qualcosa.
Oggi è un giorno importante, si inaugura la nuova cappella. come ricorderà don Paolo (padre Pablo) durante la messa, la costruzione in cemento e legno, col tetto di lamiera come quasi tutti i tetti delle case del barrio Guaricano, è frutto del lavoro dei parrocchiani. “Ciascuno di voi – dirà – ha rinunciato a qualcosa pur di mantenere l’impegno”. Non dev’essere stato facile: mi hanno detto che per i dominicani una delle cose più naturalmente negoziabili è l’appuntamento. ho visto che molti di loro non portano l’orologio. Beh, anch’io, soprattutto d’estate, lo porto malvolentieri.
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Sto cercando di far scrivere qualcosa a Sandra, è come un parto, le doglie ce l’ha da vari giorni ma non riesce a partorire!
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Sandra è venuta alla messa dei giovani. E mi sembra che se la sia goduta, perché la vedevo sempre con un buon sorriso!
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In Santa Margarita, stamattina, abbiamo salutato i seminaristi in partenza per il seminario.
Alle 7 avevamo solo Willy e Miguel Ángel, perché Brondy era alla Divina Misericordia, e ha salutato lì.
Ci sono state parole belle per i seminaristi, la comunità sente che ha ricevuto un regalo grande e sa che deve accompagnarli con la preghiera.
Alle nove poi li avevamo tutti e tre, e c’erano anche Agripina e Apolinar, i genitori di Brondy. Si sono commossi tutti e due quando li ho chiamati all’altare a dire cosa sentivano in un giorno belllo come questo.
Brondy da parte sua ha detto due parole carine, dando testimonianza del fatto che comincia contento il cammino del seminario.
E poi, Willy e Miguel Ángel si sono accomiatati chiedendo preghiera a tutti. Mi ha colpito che hanno parlato dei dieci anni che hanno davanti prima di arrivare a diventare preti, ma che la cosa non li spaventa. Entrano all’anno di prefilosofato, in cui la comunità formatrice cerca di fortificare alcuni aspetti soprattutto nello spagnolo e nella matematica, in maniera da arrivare più solidi alla filosofia.
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Stasera un aereo ha riportato suor Modesta a Santo Domingo. Ha passato 40 giorni con la sua famiglia in India.
Bentornata, Modesta!
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Oggi abbiamo fatto la gita di fine anno dei catechisti.
Siamo andati a Cotuí, dove abbiamo celebrato la messa, e il pomeriggio ce lo siamo passati in una bella piscina. Dalle 12 e mezza fino alle 5 siamo stati in acqua, divertendoci serenamente.
Nella messa del mattino abbiamo fatto una cosa bella. Visto che la processione delle offerte è il presentare i frutti del nostro lavoro, ho invitato i catechisti a venire al micorofono a dire il nome di un loro bambino del catechismo che ha fatto qualche passo avanti, come frutto del loro lavoro.
Purtroppo mi sono scottato un po’.
È venuta anche Sandra, ed è rimasta contentissima della giornata!
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Tra ieri e oggi abbiamo fatto due riunioni, una per ognuna delle due parrocchie, per pianificare l’inizio dell’anno catechistico e le mete da seguire.
I catechisti che hanno perseverato nel lavoro sono stati un 60%: l’atro 40%, qualcuno ha avuto impegni di lavoro, altri, giovanissimi, si sono addiritttura messi a convivere, altri hanno dovuto lasciare per salute, e qualcuno non ne aveva una gran voglia.
Per l’anno catechistico nuovo dovremmo avere una decina di catechisti in più, con l’aiuto di Dio, e spero che siano buoni catechisti.
Non sono granché convinto dell’opportunità di lavorare con catechisti adolescenti. Molte volte sono brillanti con i bambini, ma immaturi a livello di vita di chiesa.
Ho fatto capire che quest’anno dovremo cercare di lavorare molto di più con i genitori, per evitare di battere l’aria parlando a bambini di cui i genitori non si curano più di tanto.
Gestiremo in maniera diversa anche la preparazione ai sacramenti, costituendo delle équipe specializzate che portino avanti oguna la preparazione a un sacramento.
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Il lavoro nella scuola è consistito oggi nel partire dal Progetto di Centro, elaborato gli anni passati, per individuare le mete da darci per quest’anno, e tradurle in una planificazione tentativa.
Le grandi cose che sono uscite sono le seguenti:
-
Continuare il lavoro di formazione dei genitori e approfittare per far passare lì il valore della formazione scolastica, in maniera che molti genitori possano superare l’analfabetismo.
-
Potenziare il lavoro con le famiglie, in maniera che sempre più accedano mensilmente alla scuola.
-
Interagire di più tra la direzione e i maestri.
Mi piacciono queste mete, una volta di più sono contento e orgoglioso della nostra scuola!
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Sembra che Perpiñan, il tipo della Fondazione Codigo Abierto, è disponibile a condividere con noi la sua T1.
Martedì devo andare a parlare con lui per definire bene le cose!
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Ho letto stasera che è morto fr. Roger di Taizé, accoltellato da una donna.
Il fatto mi colpisce, perché se c’era una persona pacifica era proprio lui. Cristo gli ha permesso di condividere la morte del martire.
Signore, accoglilo tra le tue braccia!
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Siamo arrivate sane e salve a Genova! Io ora sono a Novi…
(Per Lorenzo e Francesco: non è saltato neanche un bullone!!)
Per la cronaca: il mango e il coso omeopatico che mi ha amorevolmente preparato Paolo ovviamente hanno fatto effetto in aereoporto…
È stranissimo essere di nuovo già a casa…
Le ultime impressioni le lascio a domani perchè ora sono stanchissima….
Buonanotte a me e buenas tarde a ustedes…
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Stamattina, nell’ambito della preparazione del nuovo anno scolastico, abbiamo ascoltato una conferenza sull’aborto ad opera di una donna che è attivista del Movimiento por la Vida Dominicano.
La presentazione è stata ben chiara e convincente, ed è stata accompagnata da un video (The silent scream, L’urlo silenzioso) dove si spiega per filo e per segno come si realizza un aborto.
La mia speranza è che i maestri aiutino la nostra popolazione studentesca a capire l’importanza del valore della vita umana fin dal concepimento, e la nefandezza dell’aborto.
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Sono partite stasera per l’Italia Fiammetta ed Eugenia.
La loro presenza qui è stata molto positiva.
Lasciano un certo vuoto nella comunità missionaria.
Di Eugenia mi è piaciuta in particolare la sua disponibilità a fare qualunque cosa.
Di Fiammetta il cammino di chiesa bello che ha fatto il tempo che è stata qui.
Ci hai fatto un regalo grande, Signore!
Grazie, di cuore!
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Anche con la scuola serale abbiamo iniziato i lavori preparatori, con uno schema simile a quelli dei turni diurni.
La cosa che mi ha colpito di più è stata la serenità con cui abbiamo vissuto questo momento. Non ci sono più le polemiche di Victor, e Carlos e Chelo, che sono le persone che potrebbero essere problematiche quest’anno, non si sono presentati.
A Chelo non voglio dare una classe, penso di metterlo solo dietro all’informatica, magari fa un lavoro migliore (in aula ci sono problemi).
Sul versante positivo, Siomare e Florencia sono due donne mature e molto preparate, e Cruz Marina ed Eladio sono pacifici e costruttivi.
Prevedo un anno di scuola serale molto migliore che lo scorso!
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Stamattina, pomeriggio e sera, scorpacciata di scuola!
Con i maestri ci siamo rivisti e abbiamo cominciato a pensare qualcosa per il nuovo anno.
La prima cosa, in tutti i tre momenti, è stato condividere cosa abbiamo fatto nei mesi estivi. Sono venute fuori cose molto belle, come chi ha detto che ha fatto delle belle mangiate e ha dormito troppo. Altri sono stati al campo d’origine e hanno fatto il bagno al fiume della loro infanzia. Altri hanno dovuto accompagnare familiari malati, e a Loraida è morta la nonna.
Dopo di questo, ci siamo soffermati a fare una valutazione dell’anno scorso, con le sue cose positive e negative (fortezze e debolezze). Anche qua sono uscite moltissime cose, prima fra tutte il cortile che è ancora pieno di polvere e non è stato asfaltato. Ma poi la positività degli incontri di formazione fatti con i genitori, il clima più sereno che abbiamo vissuto l’anno scorso, i professori che ci hanno lasciato, ecc. ecc.
Nel pomeriggio ci siamo soffermati di più su alcune prospettive per l’anno prossimo: le novità a livello di strutture fisiche (avremo il laboratorio di informatica, la biblioteca, l’aula di artistica e quella di scienze naturali) e i miglioramenti che come direzione vogliamo apportare nel processo dell’insegnamento. Ci sono stati anche vari interventi dei maestri, con un dibattito molto positivo.
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Che dire?
Tra poche ore partiamo, torniamo nella nostra vecchia e fredda Italia.. Sulle mie quattro settimane qui potrei scrivere paginate, e al momento stesso so che a parole non riuscirei a rendere bene quello che ho vissuto.
Come rendere, su una pagina, i colori, gli abbracci, le canzoni, il battito delle mani, i buchi per strada? Come spiegare, come raccontare gli odori, i bambini, le messe, il caldo e le zanzare?
So di certo, però, che questa esperienza mi ha fatto crescere molto, mi ha arricchito in un modo per me inaspettato, sotto tutti i punti di vista; e di questo ringrazierò sempre il Signore, per primo, che mi ha permesso di venire qui, e poi tutte le persone che non riesco a ringraziare a voce, forse anche perché mi metterei a piangere come una fontana… Don Paolo e Don Lorenzo, che mi hanno lasciato condividere con loro un po’ della loro vita, della loro missione; poi Francesco, Sandra, Carmen, sempre disponibili per tutto e così pazienti… e Fiammetta, fondamentale per me la sua presenza qui.
Non sono una persona dai facili entusiasmi, sono sempre portata a tenere un certo distacco dalle cose… eppure questo posto mi ha contagiata, mi ha portato via un pezzetto di cuore, mi ha cambiata, mi ha reso un’altra persona.
Mi porto via tante cose… mi porto via la gioia di andare a Messa tutti i giorni, la gioia di dire compieta tutte le sere, di incontrare il Signore così tante volte al giorno, tutti i giorni; mi porto via l’interesse e il divertimento che provo quando c’è sempre qualcosa da imparare, da scoprire, da capire.
Con l’augurio di poterle a mia volta trasmettere a Genova e nella mia vita di tutti i giorni, mi porto via l’accoglienza straordinaria delle persone che abbiamo visitato con Paolo, la gentilezza e l’allegria di tutti quelli che abbiamo incontrato.
Lascio volentieri qui, invece, il caldo e le zanzare…
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Dove sono finite le ripetizioni di fisica di cui avevo sentito parlare…? Eheh…
Sperem-mo ben…
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Fra due ore si parte… sono un po’ triste… Già non vedo l’ora di rivedere Paolo a dicembre, Lorenzo a gennaio, Serafina a settembre e poi, chissà quando, i ragazzi, bambini e tutte le persone che ho incontrato…
Non voglio che questa sia l’ultima o penultima volta che posso scrivere sul diario… Sicuramente all’arrivo a Genova scriverò ancora due righe ma poi…. devo aspettare di tornare qui… Se potessi tornerei un altro mesetto a dicembre ma non credo che la scuola e i genitori permetteranno…
Stamattina a Messa mi è venuto il magone mentre Marcial ci parlava… È stato bello vedere che non ero l’unica a doversi asciugare gli occhi ma che anche qualcun’altro era triste e allo stesso tempo felice come me…
Sono stati giorni bellissimi… Il Signore mi ha fatto grandissimi regali e così tante delle persone che ho incontrato…
Meno male che avevo detto che la mia valigia sarebbe stata vuota… Non si sa come mai ma, oltre ad essere piena, emana anche un profumino di… MANGO!!!!!! Ahhhh che buono…..
Questo mese non mi piace chiamarlo “bell’esperienza” perché ora mi sembra che tutto quello che ho visto, vissuto, imparato faccia parte della mia persona, quindi del mio modo di vedere e fare le cose, di rapportarmi agli altri e così via… Mi sento cresciuta e in molte cose anche cambiata… Ora il mio compito è quello di portare questa testimonianza a Genova e di essere ancora missionaria… Con l’aiuto della preghiera mia e (spero) di chi leggerà queste righe mi auguro di riuscirci al meglio.
Sicuramente non mi dimenticherò mai di questi canti durante le messe, gli abbracci, il battere le mani, le facce dei seminaristi così giovani, i bambini per le strade, la gioia di poter andare a Messa tutti i giorni quasi come se la giornata senza l’incontro con il Signore non fosse completa, dire compieta tutte le sere insieme, viaggiare all’aperto su strade massacrate, poter dire il Padre Nostro, l’Ave Maria insieme agli altri in una lingua nuova e tante altre cose che scritte non rendono bene come quando si provano…
Scriverei ancora tantissimo ma il tempo stringe… A presto…
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Alla riunione degli animatori abbiamo condiviso il tema sui valori dominicani e sulle cose tipiche dei dominicani.
La cosa viene dal fatto che nel piano pastorale che stiamo vivendo agosto è connotato come il mese della patria.
Sono venute fuori veramente parecchie cose, e mi fa piacere condividerli con voi. Le cose proprie dei dominicani sono:
-
Riso, fagioli e carne (piatto tipico che si chiama anche bandiera domenicana).
-
Il cazabe: una focaccetta fatta di yuca tritata e cotta su un forno a legna.
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Il merengue e la bachata (ritmi musicali).
-
L’ospitalità.
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La solidarietà.
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L’allegria.
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Il piacere di ascoltare la musica.
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La voglia di cantare.
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Il ballo, anche in chiesa.
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Il battere le mani quando si canta.
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La religiosità.
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L’amore a Maria.
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La Madonna dell’Altagrazia.
-
L’evangelizzazione porta a porta.
Non invidiamoli noi che siamo italiani, cerchiamo piuttosto di scoprire quali sono i nostri doni e di potenziarli al massimo, così come cercano di fare loro!
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Stamattina sono stato al Ministero dell’Educazione per parlare con il direttore di Risorse Umane.
Chiaramente, secondo la Legge di Murphy, non c’era (o non voleva ricevere nessuno).
Alla segretaria che me lo comunicava ho chiesto: mi può dare un appuntamento con lui?
Risposta: no; riceve il martedì e il giovedì.
Aggiungo: ma oggi è martedì.
Controrisposta: sì, ha dovuto uscire.
Replico: ma non c’è maniera di sapere quando mi può ricevere, per evitare di fare un viaggio a vuoto?
E lei: La vita è un avventura, bisogna giocarsela! Venga giovedì.
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Al mio arrivo in redazione ho trovato cinque dvd sulla scrivania: Santo Domingo 1 e 2, Santo Domingo 3 e 4 eccetera. Tito è stato di parola, non avevo dubbi. così posso anche chiarire, non avendolo scritto ieri, che cassette, dvd e quant’altro servono a realizzare i servizi per il tg della Liguria e dunque il racconto delle attività missionarie in Guaricano.
Per visionare tutto il materiale servirà un po’ di tempo: si tratta di controllare oltre dieci ore di “girato”, in qualche caso più volte, per selezionare poi il materiale da utilizzare.
È un po’ come tuffarsi in un campo di basilico per scegliere le foglioline migliori, sfidando l’ebbrezza da profumo e altre piccole e meno piccole insidie: la voglia di raccontare, l’urgenza di condividere con quante più persone sia possibile la straordinaria esperienza vissuta, il bisogno (a volte fisico) di portare a compimento un lavoro che so essere molto atteso.
La grande insidia è il tempo, che quando è poco alimenta l’impazienza. Ora, il mio tempo è sempre poco, ma per fortuna non sono (più) un ragazzo impaziente. Non essendo più un ragazzo. Ho imparato a conciliare passioni e impegni: alla fine le cose che mi stanno a cuore si fanno un po’ aspettare, però arrivano.
A proposito: una preghierina aiuta.
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Stamattina ho parlato con il padrone di una ditta che realizza connessioni wireless a lunga distanza.
Abbiamo studiato la possibilità di collegarci alla Fondazione Codigo Abierto, che, se non hanno cambiato idea, ci consentirebbero di collegarci a internet attraverso la loro T1 da 10 Gb/s.
Questa è l’unica maniera di realizzare il collegamento a internet del nostro laboratorio di informatica, perché con 10/20/30 computer anche una ADSL fa ben poco.
Il tutto richiede tre antenne, un access point e due ricevitori. Con l’installazione ci costerebbe 1,600 dollari, cioè 50,000 pesos. Una bella cifra, ma tutto sommato proporzionata. Con l’ADSL di Codetel pagheremmo 40,000 pesos all’anno per una connessione a 256 Kb/s!
Adesso bisogna vedere se Perpiñan, il tipo della Fondazione, è ancora disposto a farci connettere.
Ma so che comunque il Signore ci aiuterà a realizzare questo progetto. L’unica cosa, bisognerà pensare bene alla maniera di evitare che i ragazzi si colleghino ai vari siti porno o simili.
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Se Gesù passeggiasse qui con noi mi avrebbe detto: “Uomo di poca fede!”.
L’esperienza della visita alle riunioni di settore, ieri sera, era stata in certo senso abbastanza deludente, precisamente per la scarsa participazione della gente. Meno per l’impegno delle equipe di settore nel preparare l’incontro.
Beh, a partire da quello che avevo visto mi ero fatto l’idea che tutti gli incontri in tutti i settori fossero andati alla stessa maniera.
Invece stamattina, durante la Messa ho scoperto che non è stato così: l’incontro nella cappella del Barrio è stato pienissimo, e così quello nella nuova cappella dello stesso settore. Ugualmente gli incontri del settore Altagracia Arca de Noè.
In particolare, per quest’ultimo settore Felipa, la moglie di Chapulín, ha dato la testimonianza che c’è andata pensando che non avrebbe trovato nessuno, e all’arrivare c’era già moltissima gente, ben animata, cantando e ballando, e poi ne sono arrivati ancora di più. Felipa ha vissuto la tentazione mia, quella di pensare che Dio non può stupirci.
Così che posso dire anche stasera: Grazie, Signore, sei fantastico!
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Stamattino abbiamo definito con Miguel e Matilde come preparare l’anno scolastico. Abbiamo a disposizione solo tre giorni, perché lo stato ha disposto che le lezioni iniziano lunedì 22.
Domani ci sarà una giornata di reincontro dei maestri e di valutazione di quello che abbiamo vissuto l’anno scorso.
Invece mercoledì rifletteremo sul tema dell’aborto con una laica che ha trattato il tema anche al gruppo giovani.
Venerdì lavoreremo sulla pianificazione dell’anno scolastico.
Rimane da fare la pianificazione per classe e materia: per essa useremo le ultime ore della prima settimana di lezione.
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Ho appena aggiornato wordpress alla versione 1.5.2 .
Finalmente le sottocategorie si vedono indentate!
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Oggi pomeriggio toccava l’incontro sul tema della patria in tutti i settori.
Con Fiammetta, Eugenia e Sandra abbiamo fatto il giro di quattro settori.
Quello che abbiamo visto è che nella Mina e nella Nueva Alianza gli incontri sono stati fatti, anche se con poca gente.
Nel settore Emaús nessuno si è presentato. E nel settore Betania si è fatto solo un incontro perché all’altro non è andato praticamente nessuno.
Penso che il problema sia stato che in un giorno di festa così la gente dedica tempo alla famiglia, facendo o ricevendo visite.
Comunque sono stati ammirevoli i membri delle equipe che hanno preparato e portato avanti gli incontri!
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Essendo oggi giorno di festa, mi sono dedicato a fare cose che mi piacciono.
Ho lavorato un po’ sul diario, riorganizzando le categorie, e ho messo mano a vari articoli su wikipedia, piccole correzioni e aggiunte sostanziose.
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…alla posa del primo mattone: sono un po’ questo, la visione delle immagini girate e la verifica delle interviste effettuate. Rappresentano l’autentico inizio della fase esecutiva di un servizio televisivo (vale anche per la radio: la procedura è identica).
Il primo mattone è stato cotto nella telecamera di Tito (quando abbiamo realizzato immagini e interviste), poi è stato messo a seccare (durante i miei dieci giorni di vacanza) nel computer (sempre di Tito) che ha trasformato il contenuto di una dozzina di videocassette digitali in un certo numero di dvd, ciascuno guarnito con pochi ma significativi simboli: il tale dvd contiene le tali videocassette.
Sono gli ingredienti necessari alla preparazione del cibo di cui si nutre il teleutente: appunto, un prodotto giornalistico. Servono immagini, voci, facce, mani, occhi, rughe, sorrisi, dolori. C’è bisogno di persone, delle loro storie, i loro pensieri.
Il mio mestiere è entrare nelle loro storie, nei loro pensieri. Il mio compito è capire se e quando e come le loro cose possano (debbano) essere trasformate in cose di tutti. a volte è pesante. a volte è bellissimo pensare di aver dato voce a persone e storie senza diritto di cronaca.
Sono pensieri che precedono ogni attesa del primo mattone.
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Da oggi il sito ha anche due pagine statiche:
Una pagina dà il benvenuto, e spiega come funziona il diario.
L’altra è di motivazione a scrivere su

Spero che molti lettori provino a farci un giro e a si sentano orgogliosi di collaborare, come cattolici, a questo progetto!
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Ieri era l’ultima domenica… La mattina alle 7 sono andata a messa nella parrocchia Divina Misericordia dove non ero ancora stata… È bellissima sia da fuori che da dentro…
Alla fine della messa Paolo ci ha chiamate sull’altare (tanto per cambiare) e con la Eugi abbiamo letto due parole, preparate la sera prima, in spagnolo… Per l’emozione mi tremavano sia le mani che le labbra…
Alla fine della messa molti sono venuti ad abbracciarci calorosamente augurandoci buon ritorno (sigh) e chiedendo di pregare per loro…
Una cosa così a Castelletto non me la riesco a immaginare…
Alle 9 invece c’è stata la messa con i giovani… Una delle cose più belle, oltre a ascoltare le loro parole, per me è stata cantare alla fine la canción del misionero con tutti loro, suonata da Gregory…
Alle 18:30 c’era la terza messa in parrocchia…. Ero molto tentata di fermarmi ma poi ho sentito di dover/voler fare un ‘altra cosa…
La sera dopo aver pregato con le suore mi sono fermata da loro ad assaggiare i loro mangiarecci piccantissimi….
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Sono il Dott. Filippo Ranfi e scrivo dall’Italia. L’unico farmaco efficace contro il Blastocistis hominis, se si ripresenterà l’infezione, è il Flagyl